La poiesi di Gabriella Bertizzolo, forse in grazie di una deriva attinente alla psicanalisi e per il fatto di essere orientata allinterpretazione di segnali e di sogni, è andata sempre più crescendo come intreccio sapiente di parole e dimmagini, sovente coniugate insieme nelladozione di uno stile poetico particolarmente denotativo, quasi con effetti visivi, di un figurativo concettuale espresso attraverso le parole. Ma in questo nuovo libro, si inaugura una vera e propria interpolazione di testo e di figure e si promuove un discorso poetico che procede e che si arricchisce anche per confronto e per compendio dimmagini, per cui questultime si giustappongono alle parole in termini di varianti e di mutuazioni del discorso oppure si propongono come autentici sunti, breviari, simboli e suggelli delle parole già pronunciate, ma rilanciate e rafforzate dalla forza incisiva del figurato. Accade così che il dialogo poetico della Bertizzolo sempre più vicino allenigma sapienziale del profeta, al discorso vaticinante ed ammantato di luce e di attesa sia pronunciato in un riverbero citazionale non solo di voci di altri poeti, ma anche di immagini di altri pittori, fra i quali un posto di accorata primazia detiene nel cuore della poetessa Antonio Baggetto, suo illustre antenato materno di Bassano del Grappa.
La centralità della ricerca della Bertizzolo è sempre ritrovabile nella locuzione vagamente simbolista, se non crepuscolare, del
mesto riverbero, cui fanno eco i
libri richiusi, che ci procurano uno straneamento dal reale non tanto in chiave ironica, come accade in Gozzano, ma semmai in proiezione simbolista ed astratta, tale da fare scattare il recupero di una presunta memoria primitiva, personale e collettiva, ove risieda lorigine e la spiegazione di tutto, ove tutto parli nellassoluto silenzio, e si pareggino i conti delle nascite con le morti, delle cadute con le resurrezioni. Siamo in unatmosfera di evanescenza e di evocazione che è alimentata dalle due fonti originarie della poiesi di Bertizzolo: quella individuale, radicata nellio-poeta, che pesca in un substrato di ricerca psicanalitica; e quella collettiva, coniugata con gli eventi della storia, anche della più urgente contemporaneità, ma che trova nella mitologia e nella fede religiosa limprinting dellorma collettiva e del comune destino, partecipato a tutti gli uomini che passano sul pianeta azzurro, in un
fruscio di attesa, cioè in un soffio in uno
pneuma, dicevano i greci di allusa eternità.
Sandro Gros-Pietro
Nella raccolta sono state inserite, in-sano disordine, delle fotografie, scelte tra quelle da me scattate a paesaggi, animali, persone, e ad alcuni degli innumerevoli dipinti di mio nonno, il professor Antonio Baggetto, con il quale ho trascorso la primissima infanzia. Linteresse maturato verso questa espressione e tecnica artistica si perde negli anni, ed è tale da farmi sentire profondamente attaccata a particolari istantanee, forse perché proprio nellimmobilità viva dellimmagine fotografata lansia di affinamento estetico-spirituale si congiunge con la tensione temporale-affettiva, in quella striatura imprevista, il punctum che, assieme allo studium costituisce una geniale intuizione di Roland Barthes: Questo nuovo punctum, che non è più di forma, ma di intensità, è il Tempo, è lenfasi straziante del noema (è stato), la sua raffigurazione pura (
La camera chiara, trad. di Renzo Guidieri).
G.B.
In questa nuova raccolta
lautrice si scontra con i trascorsi della propria coscienza, con gli accadimenti strazianti dei quali è stata testimone se non, addirittura, protagonista, cosicché il suo universo si sgretola e prende cognizione delle vanità estetiche, o morali e sociali, ma anche e soprattutto intellettuali, ereditate se non assorbite da una cultura alla quale appartiene ma che non le è propria, fra dubbi, conflitti, sospetti, tentazioni, dei quali è rimasta prigioniera e il cui tormento si associa ad un altro tormento ugualmente terribile che è quello della parallela trasformazione di ciò che le è intorno, senza più possibilità di nuove scelte
Giulio Panzani