Quello di Giustina Viarengo è un caso di esordio singolare. Oltre ventanni fa, ancora giovanissima studentessa di scuola superiore, venne notata e segnalata in una sorta di festival della poesia dei giovani, promosso dalla Genesi e dallallora provveditore agli studi di Torino, Lucio Pisani, a sua volta noto autore di poesie: liniziativa fu celebrata con un libro antologico, dal titolo di vago riferimento ioneschiano,
Il rinoceronte tra le nuvole. In copertina campeggiava il
Rinoceronte assunto, opera del pittore surrealista torinese Silvano Gilardi, in arte Abacuc, un quadro di rilevante valore non solo artistico. Nel libro, la Viarengo figurava inclusa nel numero dei giovani che avevano superato il primo livello di valutazione di quella manifestazione, ancora a carattere dilettantistico. Si sarebbe detto che quella piccola vittoria desse la stura ad altre, e che aprisse le porte a ben più significative occasioni di esternazione pubblica dellautrice. Al contrario, il lieto debutto non fu granché fausto, perché sortì nelleffetto opposto, quello di convincere la Viarengo ad incamminarsi lungo la strada più difficile, la via dellisolamento volontario e della lontananza dalle fucine di creazione collettiva dei giovani autori. In tutti questi anni, la sua è stata, dunque, una creazione solitaria, anche se premiata, di quando in quando, da riconoscimenti ottenuti presso concorsi o altre manifestazioni, ma ancora più consacrata dai positivi riscontri di lettura critica elaborati dal rado o quasi evanescente gruppo dei suoi lettori fra i quali mi onoro di includermi.
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In Giustina Viarengo, lelaborazione solitaria, ossia non pressata dallurgenza della comunicazione pubblica, conduce ad una dimensione di profondità e di libertà espressiva del tutto inusuale, che è già un sogno ad occhi aperti [
] Ciò che interessa a Giustina Viarengo è che ogni sua poesia porti dentro di sé una scintilla prometeica del mistero che ci circonda.
Sandro Gros-Pietro