La misura e la ragione del dire poetico di Maria Consolo sono rimaste sempre identiche a prima; sono le stesse fondanti del primo libro, e si sono mantenute fedeli anche nel secondo. Si tratta di quel sapere mettere in versi eletti senza perciò assumere il piglio del poeta che dà ad intendere di coniugare leterno come fosse categoria accessibile del lessico, ma nel negarlo, sorprendentemente, si finisce proprio per affermarlo, con una preterizione che nel contempo svela linnocenza della spontaneità poetica, ma anche allude alla sapienza della più raffinata retorica. In fondo, la lezione che dobbiamo tenere a mente, per leggere con sicurezza questi versi di Maria Consolo, è sempre quella indicata da Eugenio Montale, far cozzare laulico con il prosaico, che è come intendere il coniugio tra lesercizio aristocratico del discorso e la sua variante propositiva, dialogica, assembleare, cioè riunire insieme latelier e larzanà, e forgiare la poesia in unica fucina e con una sola cifra dorientamento stilistico. Lesercizio della memoria letteraria nella Consolo, del resto, balza agli occhi nei titoli dei suoi precedenti libri: dannunziano il primo
Da sola a solo che ritorce il noto
Solus ad solam e quasimodiano il secondo
Coi macigni e lerbe. Questo terzo titolo, invece, sfuma in un alone di indeterminatezza citazionale, volutamente, e semmai porta in retaggio un patrimonio di significati più pregni sul versante musicale e pittorico che non letterario. La dissonanza, sconcordanza, divario o stonatura sono anche una mancanza di armonia: cioè, sono la spezzatura dellincanto poetico. Ciò avviene su due diversi piani. Il primo, è quello più a lungo teorizzato dalla Consolo ed appartiene allimpostazione a monte del suo dire, ossia allerompere della prosa nella poesia, al prosciugamento del lirismo e della passionalità, allintroduzione delle ragioni della ragione come ordito reggente la sua ricerca estetica. Cè dietro a questo intento il progetto della vita in versi, che come abbiamo visto demanda ad una soluzione diaristica della poetica ovvero ad una cronistoria della vita osservata nel fluire del tempo. Sotto questo primo aspetto, lallusione ovvero il rimando citazionale è dobbligo sia fatto alla poesia "quasi un racconto" il cui più alto esempio contemporaneo lo ha fornito Attilio Bertolucci con la sua
Camera da letto. Il secondo piano in cui avviene la
discordia poetica è invece giocato ad un livello di interiorità inaspettatamente lirica, ed è quello di cui si è già detto prima, cioè la rottura del cuore armonioso ed artistico del poeta, limpossibilità del sogno dantesco, e quindi lo scandalo del dolore, che è tanto più crudo e cinico ed inaccettabile perché è un dolore gratuito, perché è fine a se stesso e senza possibilità di riscatto, perché è consumato nella propria umanità a fondo cieco: luomo è una monade solitaria ed abbandonata da dio nel gelido universo.
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Il diario di bordo del lungo e progressivo viaggio, che Maria Consolo compie nelle tre tappe degli altrettanti libri, ci conduce precisamente allapprodo in questa plaga desolata, fuori tempo e fuori luogo, che è il monito della nostra epoca: unepoca caratterizzata dallassenza degli ideali e dalla mancanza di fede in Dio, ma pervasa da instancabili fibrillazioni attinenti alla priorità e allurgenza del benessere quotidiano e materiale.
Sandro Gros-Pietro