Lesergo leopardiano, tratto dallo
Zibaldone e messo in epigrafe come un cesello di autentica, in realtà appare molto utile a svelarci il vero intento di questo libro che si ripropone di rievocare gli anni della prima giovinezza quando ormai lautore è giunto ad unetà matura e sappresta a vivere il tempo dei bilanci e delle ricapitolazioni, come normalmente accade ad ogni uomo che abbia saputo costruirsi unintensa vita della mente, fortificata dalla ricerca e dalla valorizzazione di contenuti vasti e profondi, non esposti alla più effimera caducità. La rimembranza delle passate stagioni avviene nel modo più autentico possibile cioè con il recupero fedele degli scritti giovanili, che a quelle stagioni erano ispirati e che prefiguravano il cammino della vita futura. Dunque, attraverso il sortilegio della scrittura, ringaggiata a tanti anni di distanza, Roberto Berardi può contemporaneamente vivere e fare rivivere il passato ed il futuro, e questultimo appare come era concepito nelle aspettative del passato, e tutto ciò avviene nel momento presente in cui lopera è licenziata alle stampe. In altre parole, si tratta di una sorta di ribellione o di affrancamento poetici dalla legge inderogabile per cui il tempo fluisce solo in un verso, cioè in quello della inesorabile e lenta consumazione del futuro indefinito della nostra vita né vi sarà mai possibilità alcuna di adottare il senso inverso e, quindi, di mettersi a vivere in una direzione opposta, e tale che sia capace di ricostruire il futuro e di consumare il passato, e tale che ci avvicini sempre più alla scaturigine della nostra vita. Neppure ad Orfeo è stato concesso dagli dèi di invertire lorologio biologico che ci erode e ci cancella, però al suo canto fu concessa ogni licenza, al di qua e al di là del tempo, nella luce e nelle tenebre, tra i vivi oppure nellAde. Ecco, il segreto: che la poesia può inventare una qualsiasi nozione di tempo, diversa da quella deputata e renderla reale nel canto patetico e partecipativo del poeta, sorretto da unautenticità emotiva proprio come se quella
realtà virtuale fosse una piana ed intelligibile condizione di vita ordinaria. Ciò è precisamente quanto succede nel bel libro in versi di Roberto Berardi,
La natura e la storia, che ci presenta gli scritti degli anni compresi nel decennio 1937-1947 come testimonianza valida oggi, nel presente, e che al presente si incolla e si fonde negli ultimi scritti dello stesso libro, ambientati in unattualità contingente, che già sfuma e si proietta nellattesa di una continuazione o di uno sviluppo futuro.
Sandro Gros-Pietro