PREFAZIONE
L’uomo della strada si chiede oggi – forse! – è ancora possibile scrivere poesie? Nell’era della multimedialità possiamo comunicare fuori dalle reti informatiche, esprimere sentimenti che i CD-Rom non registrano, fissare i propri pensieri più reconditi su un nastro magnetico, colloquiare con il proprio Io attraverso un canale digitale?
Solo la “follia”, la follia di Erasmo, la follia di Parsifal, il “puro folle” può rompere il muro delle convenzioni umane e vedere oltre la realtà oggettiva, fenomenica per cercare dentro le cose, dentro gli anfratti della coscienza, oltre il sogno della realtà umana, nel recondito della
natura naturans!
Dove possiamo oggi trovare il “puro folle” se non nei poeti, in quelle anime belle che non ambiscono a diventare poeti cesarei, quelle “muse appigionate” di alfieriana memoria? Forse solo chi senza clamore, ascoltando unicamente la propria coscienza, o parlando alla gente semplice ed umile che coglie il vero delle cose perché l’anima è rimasta fanciulla.
Parlare alla gente, comunicare agli altri emozioni genuine, sentimenti d’altri tempi: la fragranza dell’amicizia, il sapore dell’amore, la disperazione della vita, la serenità nella fede, la fiducia nel mondo e, nonostante tutto, negli uomini.
Ecco ciò che Armando Santinato riesce a comunicare a sé e agli altri. Agli altri, a quelli che lo vogliono capire, a quelli che lo possono capire!
È ancora possibile descrivere i profumi, i colori, i rumori dei luoghi cari in cui si dipana una vita che ha come orizzonte ideali non comuni e il desiderio di assaporare la bellezza, quella bellezza non deturpata dalla “inciviltà” dei consumi e dalla frenesia del potere, del successo, della ricchezza materiale?
È possibile far rivivere impressioni sensibili, immergere nel salso delle lagune amate, sentire la brezza acre del vento adriatico, la bruma autunnale in riva al Po, l’umido della nebbia della campagna piemontese?
È possibile ricreare le emozioni, i dolori, lo spaesamento, l’angoscia di un uomo che soffre, che si dispera, che prega senza parole, che geme senza lamenti, che urla afono, che si ripiega, si raggomitola nella rassegnazione umana come novello Giobbe, che spera, che crede, che ama…?
Armando Santinato riesce a trasformare quello che per il lettore distratto e superficiale è solo un trastullo, un perditempo, uno sfizio snobistico, in un messaggio vibrante che coinvolge, appassiona, inquieta.
Dopo aver letto le nuove “tentazioni liriche” di Armando ci convinciamo che, al di là delle nostre presunzioni e pregiudizi di uomini massmediatici, esiste ancora la poesia e chi, senza voler passare alla storia ufficiale, riesce ancora a parlare ai cuori degli uomini. A quei cuori che battono, che pulsano, che sanguinano anche senza
pace-maker o altre diavolerie che allungano la vita, svuotandola giorno per giorno di significato.
Grazie Armando, anche da parte di chi crede che la poesia sia un gioco vano di fanciulli innocenti!
Redi Sante Di Pol
Per me, che gli sono stato collega per alcuni anni, parlare di Santinato significa inevitabilmente muovere le corde degli affetti, perché è impossibile non affezionarsi a lui, al garbo, alla competenza, al sorriso di disponibilità con cui egli affronta ogni impegno; è impossibile non compiacersi della raffinata ironia con cui suscita buon umore e simpatia nei convivi di poeti.
La sua poesia è un originale breviario lirico ovvero un quaderno cronologico di annotazioni degli eventi e dei luoghi che hanno rallegrato la sua vita. Il libro copre un arco di quasi tre lustri, dalla seconda metà degli anni ottanta a venire fino ai giorni attuali. Vi si dispiega un canto evocativo dei luoghi dell’infanzia, il ricordo della terra di origine, che non è mai stata abbandonata dallo scrittore, il quale, anzi, vi ritorna con regolarità per riappropriarsi dei colori, dei suoni e dei profumi più autentici della sua esistenza. In armonia con il filo dei ricordi e con il ritorno in tempi attuali ai luoghi del passato, si snoda nel libro una corrispondenza di dediche alle persone care che hanno ispirato la memoria: talvolta, si tratta di nomi di personaggi universalmente famosi, ma più sovente si tratta di persone egregie solo nel sentimento e negli interessi di vita e di cultura. In questa ideale passerella di personaggi, ci sembra naturale constatare che il volto delle donne assume una significanza di luce superiore a quella degli uomini, in quanto è portatore di messaggi di amore e di sogni di intima condivisione della vita e del destino: la poesia d’amore è, senza meno, uno dei registri più completi, alti e delicati di Santinato. Ma è certamente nella composizione del sentimento religioso che Santinato tocca i punti più elevati della sua poesia, che è capace di rendersi proposta di fede e di preghiera. La diversità dei registri poetici – dal descrittivo, al lirico, al religioso – è bene compendiata nelle proporzioni di organicità ed unità stilistica del dettato, finché, in ultimo, emerge la complessità della poesia come il principale risultato di verità e di convincimento perseguito con competenza e suprema grazia da Armando Santinato.
Sandro Gros-Pietro