PREFAZIONE
Il racconto si snoda nei tre periodi deputati di una giornata, cioè
Mattino,
Pomeriggio e
Sera ai quali si deve anteporre un modo e un mondo non deputato, che è precisamente il
Tempo di nessuno. Quest’ultimo è una sorta di
fuori tempo, in quanto non appartiene né al giorno né alla notte, e non è riconducibile alle dimensioni della realtà come, forse, non è neppure una dimensione di sogno o di fantasia. Piuttosto, è un’ideale dilatazione dell’attimo del passaggio tra il mondo della notte e quello del giorno, una sorta di unità temporale che non esiste e nel corso della quale non si invecchia, le lancette non girano, la morte si ferma, così come non esiste l’isola di Peter Pan, l’unico luogo ove la fanciullezza mai si consuma e mai si diventa adulti.
L’espediente di parlarci di un tempo e di un modo di essere, che non appartengono alla realtà ma che neppure appartengono al mondo della fantasia, serve ad introdurre il racconto di una giornata ordinaria vissuta da un’affiatata pattuglia di amici per la pelle, che condividono insieme il lavoro ed il tempo libero, e che più di tutto s’ispirano all’antica arte maieutica dell’apprendimento, per cui attraverso la libera argomentazione dei loro pensieri essi fanno emergere nella propria mente la conoscenza delle cose. In prima ed in ultima analisi, si tratta di una conoscenza focalizzata sugli atti della vita e degli uomini che costituiscono l’umanità dentro cui tutti noi viviamo e di cui indefinitamente cerchiamo di renderci edotti e di farci una ragione. La compagnia di amici, oltre alla voce narrante in prima persona, si compone di Porzius, Gigo, Cab, Pult, Saffens e Stultz, in totale sette amici, come richiedono i numeri magici delle favole, e tutti insieme vivono una giornata intrecciata dai dialoghi rivelatori, esposti sempre con un atteggiamento di bonario umorismo da parte della voce narrante, dietro la quale è facile intravedere l’autore stesso del racconto. S’inanellano così delle gustose scenette di vita comune, un poco in ufficio, un poco per le strade della città, un poco in piscina ovvero in campagna. Ed il racconto dei fatti diviene un pretesto per riflettere sull’emozioni e sulle pulsioni che dominano e che ispirano gli atti degli uomini. A poco a poco, gli amici parleranno di tutto: le ambizioni umane di successo, gli amori, gli affetti, la famiglia, la politica, la scienza, la religione, la storia dell’universo. Quando si arriverà alla fine della giornata, si avrà l’impressione di avere vissuta una “vicenda” straordinaria ed egregia, anziché ordinaria e comune come ci era stata prospettata all’inizio del racconto. L’egregità dell’evento consiste proprio nella capacità di avere saputo vivificare, sia dal punto di vista contenutistico sia dal punto di vista teatrale e spettacolare, il metodo maieutico di indagine della verità dentro di noi.
Quindi ritengo che questo intenso e luminoso racconto di Beppe Previtera, possa definirsi come la descrizone di una realtà traslata e circostanziata solo nella mente dello scrittore, che diviene una sorta di laboratorio di idee ordinarie, ma potentemente rielaborate e ritualizzate attraverso i comportamenti esemplari dei personaggi del racconto.
In definitiva, una lettura accattivante e coinvolgente.
Sandro Gros-Pietro