PREFAZIONE
Il titolo del romanzo di Lina Gabrielli,
Baci non chiesti, è indicativo della situazione di sogno e di evanescenza in cui la relazione tra Laura ed Ivan, due esperantisti che si conoscono epistolarmente, cresce e si sviluppa, tra aspettative, evasioni, speranze e scoramenti, fino ad apparire, alla conclusione dei fatti, per quello che era sempre stato già dall’inizio, cioè una trasognata proiezione della fantasia fuori dalla realtà, inizialmente proposta ed ingaggiata dall’uomo che per primo corteggia la donna e che poi temporeggerà, incerto tra desiderio della realtà ed invenzione del fantastico, come se il sogno non dovesse contaminare la realtà o come se fosse indefinitamente possibile prolungare la stagione delle giovanili aspettative, e rinviare inconsapevolmente il momento delle scelte, per protrarre la vaga attesa di ciò che il domani potrà concedere, senza cogliere ciò che di buono già offre il presente. Forse, è questo uno dei significati del romanzo. Non chiedere il bacio, cioè non cogliere quell’amore reale che potrebbe sbocciare nelle occasioni del presente, può significare, nella mente di Ivan, non condizionare od intralciare quell’amore fantastico, che le occasioni del futuro potrebbero fare nascere. Tuttavia, non si tratta solo di ciò; non si tratta solo di un rovesciamento dell’insegnamento di Orazio del
carpe diem, ma è anche un’educazione dell’animo e del carattere della persona ai valori dello spirito, dell’amicizia, del puro amore, della dolcezza e, non ultimo, della speranza verso il futuro. Sotto questo profilo, allora, il libro di Lina Gabrielli diviene anche una sorta di esempio roussoniano di educazione sentimentale e pedagogica della gioventù come fosse un ammaestramento impartito non più all’Emile di Rousseau, ma ad Ivan e a Laura, riguardante l’importanza del dialogo, della dolcezza, del rispetto, dell’attesa, della pazienza e di altre virtù dello spirito che sono le migliori propiziatrici dei sentimenti d’amore. Questo secondo significato del romanzo è, invece, maggiormente svolto dal personaggio femminile, cioè da Laura, che, con più maturità di Ivan – quest’ultimo quasi impacciato tra desiderio e freno inibitore – dischiude i territori dell’amore ad un’educazione dell’animo e ad una gentilezza dell’incontro. Una delicata storia sentimentale, dunque, che non scatena l’irruenza delle pulsazioni carnali – anche il titolo del romanzo lascia intendere quanto la vicenda vada esente da ogni bramosia dei sensi – ma che apre gli orizzonti sia del sogno sia della ricostruzione psicologica dei personaggi e che ci porta la testimonianza dei rovelli d’amore, con il corredo d’interrogazioni, di autocritiche, di dubbi e d’insicurezze entro cui l’amore si macera, si alimenta, si tempra, fornendo così una sicura occasione di crescita e di ingentilimento dell’animo di chi sinceramente ama e si preoccupa della felicità della persona amata.
Il legame solo sognato di questo amore, mai concretamente realizzato, è valida occasione per l’autrice per descriverci nelle pagine del libro una ricca serie di avvenimenti diversi, di persone e di situazioni, ordito e trama che armonicamente intessono l’intrico dei sentimenti e che forniscono una curata rappresentazione della geografia dei luoghi e dei cuori dei personaggi. In particolare emerge la figura dolce ed intrepida, come fosse una Pisana del ventesimo secolo, di Laura che si prodiga con inesauribile generosità d’intenti a portare la luce e il sorriso nel mondo di Ivan. Quest’ultimo, per suo conto, è assai più sfortunato di lei, in quanto dotato di mezzi economici più modesti, ed in quanto cittadino di un paese, la Bulgaria, che offre minori occasioni di vita economica e culturale. Questa inferiorità oggettiva nei confronti di Laura, reificata dal censo e dalla nazionalità di Laura, fa scattare nell’animo di Ivan un ulteriore freno inibitore ovvero una sorta di imbarazzo e di sentimento d’inferiorità. Accade, che fra i due giovani s’insinui, allora, un ma disgiuntivo ed avversativo, una condizione che potremmo definire d’impedimento ovvero di arresto sospensivo della loro relazione. In realtà, non vi sarebbe alcun vizio reale all’unione amorosa dei due giovani, perché le distonie che sono imposte dall’ambiente sfavorevole e dalle diversità economiche non sono tali da raffreddare la buona disposizione d’animo di Laura verso il suo corteggiatore. L’impedimento resta consegnato e relegato nel nebbioso mondo dei dubbi, delle valutazioni ideali, dei sogni ovvero delle aspettative di cui prima si diceva.
Il libro, dunque, è una gentile e sapiente vicenda umana, nella quale l’autrice ci spiega – e nel farlo ci incanta – come l’amore sia una proiezione di noi stessi che si riverbera sull’amato e come gli elementi della realtà sfumino in una evanescenza dai contorni indefinibili e tali da fare prevalere l’intenzione di amare e di rendere felice la persona amata sull’atto stesso dell’amore, che anzi, di per sé, potrebbe anche essere una realtà ambivalente ed ambigua, al punto che ci può fare apparire per vizio una capacità e, all’inverso, per virtù una viltà. Sono pagine di delicati incantamenti, ricostruiti attraverso la luminosa geografia dei sentimenti di Laura, che con innocenza vive il suo amore per Ivan attraverso una lunga fase epistolare di attesa e di sogno. La fantasia della giovinetta galoppa, incautamente spronata dalle intriganti parole d’interesse e di affetto vergate sui fogli da Ivan. La realtà, tuttavia, si manifesterà in tutt’altro modo da quello previsto, proprio perché la realtà sarà un’elusione continua, perché dapprima Ivan non si farà trovare agli appuntamenti e quando poi sarà rintracciato dall’intraprendente Laura che deve sbrogliare il filo della matassa della loro relazione di penna, Ivan a quel punto si schermerà dietro il fratello Mihail, usato come pretesto e come impedimento, quasi fosse un correlativo oggettivo del ma disgiungente di cui si è già detto. Il tempo vola senza che Ivan sappia realmente fecondare e cogliere l’amore che egli stesso si era tanto prodigato a propiziare in Laura. Al contrario, pare quasi che il prolungamento un poco romanzesco del soggiorno della giovane a Sofia lo metta ancor più in imbarazzo. Così, Laura ripartirà con l’inconsolabile tristezza nell’animo di non avere potuto accendere una luce di gioia nel mondo nebbioso del suo amico di penna, che l’aveva cercata e corteggiata spinto da un desiderio d’amore, tanto urgente quanto impedito e contraddetto. La morale della vicenda risiede tutta nella forza di interpretare l’amore come desiderio reale di rendere felice la persona amata, non certo come tensione sensuale e neppure come sfarfallio di sogni e di speranze.
Se Ivan rappresenta uno sfarfallio di sogni imprecisati, l’amico italiano di Laura, Giacomo, rappresenterà, invece, il secondo crinale, altrettanto elusivo ed ambiguo dell’amore, quello cioè delle pulsioni e delle bramosie sensuali. Giacomo correrà come la mosca al miele ad accogliere Laura di ritorno da Sofia, certo di potere avvantaggiarsi dello stato d’incerto riferimento affettivo in cui la giovinetta si ritrova sùbito all’indomani del suo rientro a casa. Ma inutilmente, perché Laura, come l’autrice ci fa intendere, ha tratto un profondo giovamento di crescita e di comprensione dalla sua vicenda di educazione sentimentale.
La prosa luminosa e filante di Lina Gabrielli descrive con una precisione improntata al gusto denotativo dei particolari e con un’armonia di misura degli insiemi la vicenda di un amore interiorizzato, che è proiezione e dissolvenza dei confini tra mondo della realtà e mondo della fantasia, con ripresa e a vantaggio della doppiezza irrisolta che esiste tra letteratura e realtà, senza drammatizzare le disfonie e senza tentare l’inconciliabilità dei contrari, ma tracciando un percorso di sviluppo con raffinatezza sospeso tra indagine psicologica, da un lato, e ricostruzione della frammentarietà episodica della quotidianità dall’altro, finché si ottiene il trionfo finale, che è quello di un messaggio di comprensione e di maturazione delle vicende della vita e del mondo, nel quale letteratura e realtà si conciliano nella sapienza dell’ideazione che lo scrittore ha saputo congegnare.
Sandro Gros-Pietro