PREFAZIONE
Le liriche di Maria Pia Le Foche si presentano con indiscutibile originalità: una meditazione nutrita di pensiero che si fa poesia, sul discrimine incerto tra luna e laltra.
In termini critici, parlerei di grumi lirici, efflorescenza di una materia di riflessione ininterrotta sui grandi temi della vita e della morte, del grande mistero dellesistenza: i profondi temi della poesia di sempre ma con unangolazione e un accento originalissimi, inconfondibili, che solo a lei appartengono. Grumi lirici in cui si condensa come in una sintesi ideale, in una formula riassuntiva e svettante, un pensiero poetante che impregna la sua esistenza: ne è, come dice in un verso, la carne e il sangue.
Perché originale la sua poesia?
Per linsieme in cui si mescolano spunti di origine gnostica, il dualismo materia-spirito, o di ascendenza neoplatonica filtrati attraverso la grande tradizione del pensiero negativo, da Schopenhauer a Celan, e perché no? A Ceronetti.
Su questo sfondo di unintuizione tragica dellUniverso,
della ferita dellessere, pirandelliana, di una visione desolatamente negativa dellesistere, si innesta la sua fede o, piuttosto, la sua teologia, con una forte impronta cristocentrica in cui il Verbo ha assunto lessere nella sua contraddittoria struttura e lo ha redento.
Come non sussultare dinanzi alla visione di un mondo, mera apparenza, o di una forma, vuoto involucro, o della rappresentazione del desiderio di vivere come tensione inconsapevole, una morte in cui si consuma lo spasimo estremo dellessere dissolto non nel Nulla, per una credente come lei, ma nellonda di una Vita nuova, rispetto alla quale la presente è
una funzione, come la definisce la poetessa, o
una parvenza?
Come non trasalire meditando sul ciclo marino:
Conchiglie,
Onde del mare,
Flutti del mare al pensiero del dissolversi nel nulla di tanto spaventoso fragore?
Un Leopardi cristianizzato?
Un pensiero negativo letto dal versante del Cristianesimo tragico di Pascal?
Le suggestioni sono tante: esse non devono, tuttavia, soffocare loriginalità di accento di una parola che si fa strada nei meandri di un pensiero, ricerca che trova soluzioni liriche, ritmo, arditezza di metafore, ossimori, varietà di raggruppamenti strofici (dal frammento breve allonda lunga di una lirica monologante).
Addirittura conia o riscopre neologismi (in
Trapasso si legga
memoria infragilita dal Tempo), (
verità irrivelata in
Metamorfizzazione).
Maria Pia Le Foche ha vinto, tra laltro, il Premio Pannunzio per la poesia (Torino 1999), medaglia dargento dei Dioscuri di Torino.
Oltre la finestra è metafora della continua ricerca da parte dellUomo della sua matrice, nellosservare con la sensibilità dellanima i misteri dellUniverso, leco del Cosmo nelle trasmutazioni di Natura; nel leggere i segni del Non-Visibile che si rivela solo nello spasmo di penetrare il perché dellesistere dellUomo e del Tutto, dalla genesi della Vita (echi biblici) alle sue molteplici caratterizzazioni e continuo mutare di forme.
Questa raccolta di versi indica la direzione in cui è chiamata a muoversi lautentica poesia, destinata a occupare lo spazio lasciato vuoto dai sistemi di pensiero che hanno rinunciato a cimentarsi con la domanda di senso che ogni esistente si pone.
Cè poi, nella sintassi poetica di Maria Pia Le Foche una spia, una sorta di filo rosso che percorre tutte le liriche: la tendenza costante alluso di costrutti participiali o di aggettivi sostantivati che esprimono la qualità costruttrice, limpulso energetico del suo pensare per immagini (
potenza distruttrice,
acqua generatrice in
Mälstrom,
lInconoscibile in
Atto di fede,
il non visibile in
Notturno sulla marina,
colore inesistente in
Metamorfizzazione).
Giovanni Ramella