PREFAZIONE
Il percorso narrativo di Roxi Scursatone si volge sotto il segno della passionalità e si svolge a dimostrare come l’arte sia prima di tutto e soprattutto passione. Non è un assunto filosofico quello che l’autrice vuole sostenere, ma una dichiarazione di fede e una indicazione di metodo. L’arte si realizza in simbiosi perfetta con la vita attraverso la mediazione dell’amore e a sua volta l’amore viene potenziato nella vita dall’arte. Perciò l’espressione artistica richiede da parte del suo ideatore sacrificio e dedizione, diviene il fulcro di ogni emotività e pulsione, come un partner ricambia o diniega consensi e manifesta esigenze possessive ed esclusive. Ne deriva che “l’arte in sé è contenuta nell’artista, ma l’artisticità invece è un bene genericamente ambito da molti” e di conseguenza, come tutti i beni, gli oggetti d’arte hanno una quotazione sul mercato.
Convinta è la polemica e dolente la denuncia che Roxi Scursatone porta avanti sulla endiadi valore-prezzo, che in realtà è una dicotomia. Già è difficile stabilire il livello artistico di un’opera d’arte e ancora più quali siano le norme alle quali il suo creatore deve attenersi. Il panorama variegato della critica ne è una conferma e anche in questo testo vengono offerte molte soluzioni possibili pur nell'assunto di base. Ma, quando si sovrappongono i tornaconti dei galleristi e le speculazioni dei mediatori, il gioco si fa pericoloso, l’imparzialità del giudizio viene inficiata, la validità negletta a favore del profitto. Sviluppata in molti corollari l’autrice conduce la sua indagine sulla “violenza del denaro”, sul “feticcio monetario” e anche sull’intrinseco “valore finanziario” con stimolanti e inediti risultati.
Vero o no che l’arte sia “al servizio del prestigio elitario”, d’altra parte esiste anche un’arte dei poveri, o meglio sui poveri, che non piace a chi ha in mano il potere e neanche ai diretti interessati. La gente “vuole circondarsi di cose belle, vuole sorridere, ne ha bisogno”. Sulle orme del Pitocchetto c’è chi fa oggetto dei suoi quadri una umanità sofferente “in ogni ammasso di carne una storia”, chi predilige la povertà e la presenta come “utopistica bellezza”: “lo splendore della miseria”. Anche se poi il portavoce della corrente, Melisso, si ricrede o almeno si pone delle problematiche sulla vera funzione di un’arte dell’abbruttimento.
Melisso è uno dei personaggi, le cui vicende si intrecciano in brani di possibile autonoma lettura, ma collegati fra di loro in una trama aerea e articolata. Ognuno di essi è bene costruito con fine indagine psicologica e con la tecnica dell’approfondimento della personalità attraverso lo sviluppo delle situazioni. E ognuno di essi incarna un codice particolare: Mara tende a privilegiare un’opera per il suo oggetto indipendentemente dalla firma; Jole studia il comportamento degli iconoclasti ritoccando affreschi di scarso valore; Lapo potrebbe fare l’alluminatore d’amore; Berto sfida i misteri cotni.
Con stile brioso e padronanza di scrittura contrassegnata da un’interpunzione autonoma in cui la virgola vale da snodo di un pensiero continuo, con dettato affabulante pur nella sua connotazione fantasiosa, con apertura e mobilità di interessi, la Scursatone conduce la sua perorazione in difesa e in esaltazione dell’arte. Il suo tono è accorato, ma anche arguto e baldanzoso, agguerrito e coinvolgente. Non manca qualche punta di ironia, con garbata presa in giro forse anche autobiografica: “… come tutte le donne aveva in fondo la fragilità di essere sensibile a chi le parlava d’amore”. Molti sono i pittori citati, quali Giotto e Michelangelo, Carrà e Sironi, De Chirico e Savinio, Hartung e Wols, a prova della vasta competenza dell’autrice. Ci sono perfino riferimenti al sogno del nibbio di Leonardo e alla sindrome di Sthendal. E c’è una notazione su un tema di estrema attualità, quello dei rapporti fra la cultura umanistica e la cultura scientifica, rapporti sempre più auspicati e sostenuti, con una significativa svolta epocale, anche dai letterati e dagli artisti: “È questa la sorpresa, il trionfo dell’intelligenza, la scienza applicata all’arte, l’optimum”.
Ma non sono tanto i riferimenti eruditi, libreschi o artistici, a impreziosire il volume, né l’invenzione di un plot quanto mai aleatorio piegato con molta abilità e sagacia alle esigenze della tesi, né la simbologia dei personaggi: è il clima sospeso fra il reale e l’irreale con qualche venatura surreale, è la magia della declamazione che si avverte estremamente onesta, è la fedeltà al proprio ideale anche se utopico, a incantare e sedurre. La passione che segna la vera opera d’arte si trasferisce nel testo della Scursatone, anch’esso opera d’arte amalgamato di narrativa e di saggistica secondo l’attuale linea prosastica, inteso a documentare e comprovare la veridicità e la necessità della “alchemica fusione di arte e vita”.
Liana De Luca