PREFAZIONE
Gioiella Barontini ebbe modo di definirsi come “una voce della Vita”. Questa voce parla dal piccolo borgo alpino di Quarna Sopra, ma intona un canto che ha la valenza universale delle cose essenziali. Dalla parte dell’autrice sta anche un’esperienza di scrittura e di pubblicazioni ormai più che decennale. Fu l’editore Rebellato di Padova a pubblicare la prima raccolta di versi intitolata
Terra di cielo, nel 1988. Si trattava di versi ancora segnati da un rovello di ricerca, di interrogazioni, di mete e di approdi, non sempre raggiungibili e godibili. Dopo circa un lustro, già nei caratteri di questa casa editrice, uscì la raccolta di quaranta poesie intitolata
Petali. In quella raccolta Gioiella Barontini, accanto al perdurare di un’ispirata ricerca, manifestava i primi segni di una raggiunta condizione di solarità, di serenità e di gioioso contatto con il mondo e di armoniosa conciliazione con la vita.
La maturazione del discorso poetico di Gioiella Barontini si rende perfetta in questa terza opera in versi intitolata
Sulle ali dell’amore, che appare dedicata al fluire inarrestabile dell’esistenza, all’alternarsi dei segni della vita e dei segni della morte, alla concatenazione delle albe e dei tramonti, in un movimento inarrestabile mirato ad un significato misterioso e divino:
Lo scenario
continuamente si ricrea
e si distrugge
e nulla resta mai
di ciò che appare.
La morte è l’atto di rottura che separa gli eventi e che conclude i destini apparenti delle cose e delle persone. Tuttavia, nella disparita dolorosa dell’evento conclusivo si nasconde il segnale misterioso e superiore di un amore che chiama a una partecipazione con la divinità, come si legge nella poesia
Davanti alla morte:
E tutto scompare.
… Chissà se a tu per tu
senza più nessuno
morire
può anche essere amore.
L’intreccio inscindibile tra vita e morte è destinato a suscitare nell’animo della poetessa un sentimento di appartenenza panica al creato: ciascuno di noi è parte rappresentativa, costitutiva ed essenziale dell’universo, come viene alluso nella poesia
Un usignolo:
Non si sente diviso
da Ciò che gli ispira quel canto
né da chi lo ascolta.
[…]
Lui non è che un alito
come qualunque fiore…
La divinità che è consustanziata in ciascuno di noi e in ciascuna cosa che ci circonda viene sempre riconosciuta nel suo manifestarsi come se si trattasse di una gioiosa agnizione, sottolineata con uno stupore quasi estatico:
Oh bosco,
miracolo! Silenzio di tutte le parole
passate e future…
Tempio di un segreto perso
e non più cercato…
I versi s’intonano anche ad una funzione educativa ed etica della poesia, in quanto si fanno raccomandazione verso un
tu generico di modi di vita, di consigli, di confidenze esemplari o di speranze da coltivare. Talvolta, il discorso si rende più critico e censorio, e vengono formulate delle sentenze con magistrale perizia verbale e lessicale, che sarebbe piaciuta a Salvatore Quasimodo, come in
Ciascuno vive:
Ciascuno vive
nel proprio frastuono
incomunicabile e separato
come un rimbombo
in un abisso.
Altrove il verso si stempera in un confidenziale filosofare peripatetico di docente al discente, come in
Ma se vuoi verità:
Ma se vuoi verità
non la puoi trovare
tra i vincenti
Sono già troppo occupati
in vanità
La corda degli affetti è quella che vibra le note più alte. Sono gli affetti di una donna dedicati al suo uomo, ai suoi figli e a sua madre. La ricchezza e la coralità dei sentimenti rende equilibrato, gioioso e avveduto il viaggio del cuore lungo le mappe delle emozioni, tra i volti e tra i nomi delle persone amate. Versi di altissima dignità, misura e profondo amore sono quelli dedicati alla madre, a cui Gioiella riconosce il traguardo più alto di trasmissione generazionale: l’immedesimazione della madre nella figlia e viceversa.
La poesia di Gioiella Barontini ha raggiunto una dimensione di canto estatico dedicato allo spettacolo ricorrente della vita e dei suoi eventi di gioia e di dolore; nell’espressione più alta e più pura, il verso diviene una sorta di preghiera che giunge ad inverarsi nell’agnizione di una verità superiore.
Sandro Gros-Pietro