PREFAZIONE
Le poesie di Grazia Niccolai traggono fonte da una ricca ed eletta esperienza personale, sapientemente ricostruita attraverso i veli e le metafore che funzionano come paradigmi di estensione e di amplificazione, e che conferiscono un carattere emblematico di esemplarità, tale che, alla fine, i testi acquistano una valenza di universalità e appaiono come modelli rappresentativi, limpidi e luminosi dell’esperienza umana di questo ultimo scorcio di secolo.
Tutta la poesia di Grazia Niccolai è soffusa in un’atmosfera di eros e di vibrante sensualità, in modo che si sviluppa un’emozione trepida e gentile verso ogni manifestazione di vitalità, e verso lo scorrere inesorabile del tempo, che sempre ci sorprende e che ci coglie impreparati, quando ancora non siamo sazi dello spettacolo ineffabile della vita e la nostra mente e i nostri sensi ancora non sono saturi degli incantamenti che vengono proposti con il succedersi delle stagioni, delle albe e dei tramonti, delle nubi e del sereno. L’anima si colma di un sentimento cosmico di bellezza e contemporaneamente si vena con la dolcezza della nostalgia, per i volti delle persone amate, per i luoghi, per gli oggetti che hanno trasmesso sia gli affetti forti sia le tenui emozioni che costituiscono il patrimonio interiore ed individuale di ciascuno. Il canto della bellezza insieme alla sensualità e alla nostalgia sono i contenuti e sono le forme della poesia di Grazia Niccolai, che intende intonare un inno dolce ed accorato di amore per la vita.
Le poesie sono costruite con parole semplici, nitide, adamantine e sovente rese confidenziali dall’uso di un lessico quasi familiare; ma sono parole che sperimentano il sortilegio di una riflessione e di una risonanza interiore, per cui diventano parte del lettore e diventano cronaca sentimentale di un personaggio femminile verso cui è facile, piacevole ed inevitabile provare un sentimento di affinità elettiva. Si spezzano le barriere formali delle convenzioni e si istituisce un dialogo confessionale e comunicativo, grazie alla concezione e all’andamento stesso del libro, che si presenta con uno sviluppo dialogico, come se l’autrice conducesse un monologo sul proscenio e come se dialogasse con se stessa e con l’ordine concatenato degli argomenti che affiorano nei versi, prima accennati, poi ripresi e, quindi, ancora ringaggiati, con il beneficio della ripetizione iterativa dei temi, che è un espediente retorico di classica armonia ed efficacia.
Pur nell’unicità e nell’organicità dell’ideazione, il libro è articolato in tre sezioni differenti, ciascuna delle quali accende una luce tonale più caratteristica e specifica sui percorsi di descrizione e di riflessione dei versi che – come si è detto – nel loro complesso sono molto unitari e trattano e riprendono sostanzialmente sempre gli stessi temi: le gioie, gli affanni e le delusioni dell’amore; la vocazione ad avvertire l’esigenza di scambio e di reciproco arricchimento con il prossimo; il fluire inarrestabile del tempo e l’angoscia per l’incombenza della morte; il conforto rasserenante e rifrancatore dell’amicizia disinteressata e gioiosa; l’armonia del creato e lo stupore per la magia incantevole della natura, con le marine solatie e con le dolcezze enigmatiche delle notti di luna; il richiamo della storia antica e i viaggi della mente nel tempo, con il recupero del mondo classico davanti a qualche reperto archeologico.
Tutte le sezioni si aprono con un omaggio epigrafico a Emily Dickinson, che serve a sottolineare l’elezione di Grazia Niccolai per una poesia che, per descrivendo il mondo e le circostanze in cui viviamo, in realtà sempre allude e demanda ai paesaggi interiori dell’anima, di cui la poesia è l’unica voce espressiva, autentica e soggettiva, ed elaborata e maturata in una condizione di vibrante e sensibile solitudine dello spirito. È una poesia che non nasce mai da una misantropia o da una pretestuosità eccentrica di distinzione rispetto agli altri, ma, al contrario, nasce da una vocazione irrefrenabile a cogliere le voci, anche le più tenui e le più sussurranti, che provengono dalle cose e dalle persone che ci circondano, e che porta in sé una riflessione dialogica diuturna sulle proprie emozioni, in un deliquio e in una sospensione quasi estatici dei sensi.
La prima sezione si intitola
L’amore e i luoghi del cuore, e riunisce le poesie che più specificatamente trattano il tema dell’eros e che evocano i ricordi dei luoghi che sono stati i testimoni muti dei trasporti emotivi ispirati dall’amore. Talvolta, si tratta di un’evocazione che riguarda la gioventù o, addirittura, l’adolescenza, quando l’amore è solo una proiezione trasognata della fantasia, ed è leopardianamente dolce l’attesa e la promessa per ciò che vagamente si pensa potrà accadere in futuro, come avviene in
Memorie, ove la Niccolai rievoca le due fanciulle – la poetessa e una sua amica di gioventù – che nel prato di casa idealizzano in vagheggiamenti astratti la percezione dell’eros che intuiscono crescere in loro:
Morbido è il prato ai piedi della quercia, / ma loro non pensano che potrebbe / essere quel letto dove trascorrere / un’ardente notte d’amore, lo pensano, / forse, ma non lo sanno, mentre / le giovani belle forme aderiscono / alla terra ancora calda del sole / d’agosto sognando tenere carezze. In questo breve brano di otto versi compaiono già tutti gli elementi fondamentali della poesia della Niccolai: l’eros, la realtà esterna, l’idealizzazione di un’altra realtà, il deliquio dei sensi, l’incanto della natura, il fascino ipnotizzante della bellezza, il colloquio dialogico dell’anima.
La seconda sezione è intitolata
La natura, ed in essa sono raccolte le poesie che più specificatamente nascono da un’ispirazione di rapporto panico con il creato. Tema ricorrente con una sottolineata frequenza è la luna:
Ha il bel viso un poco inclinato / la luna, sembra guardare / con gli occhi socchiusi ed un / sorriso tutto mistero, se nulla / è cambiato quaggiù sulla terra / che vede da tempi lontani, / così luminosa e splendente / che sembra un tondo ritaglio / di luce nel buio del cielo. Si nota subito l’antropomorfismo di derivazione classica e mitologica che intona praticamente tutti i testi dedicati alla natura, la quale si veste di un’umanità nobile, delicata, trasognata e, nel contempo, dolente e gioiosa, ispirata ad un fine di elevazione spirituale.
La terza sezione è intitolata
Metafore della vita, e presenta delle poesie che, pur mantenendo quel carattere di organicità e di unicità stilistica di cui si è già detto, maggiormente indulgono alle tematiche delle dubitazioni esistenziali e ai rovelli di definizione di se stessi, della propria identità, del proprio ruolo, dei precetti morali e spirituali che vanno assunti come viatico terrestre, della nostra condizione reale, limitata, minacciata, offesa dai mille triboli ingannatori o asfissianti della cruda quotidianità giornaliera, che ci porta ad illuderci, e che ci impone le amarezze dei disinganni, finché un precetto dialettico suntivo può essere letto in
Perché si deve cambiare: Sì, per conoscere meglio le cose della vita / bisogna lacerare l’involucro, / cambiare la vecchia pelle e lasciarla cadere / senza più rimpianti, per una più lucente. Da questi versi si può intuire come l’atteggiamento di fondo di Grazia Niccolai sia sempre ispirato verso un’attesa di speranza nel futuro; sia, cioè, un’accoglienza positiva e confidente della vita e delle sue incognite.
La poesia di Grazia Niccolai consiste in un’emozione ragionata e dialogica che si estende sul mondo che ci circonda e sulle vestigia delle civiltà che ci hanno preceduto, ma che è direzionata a raggiungere e a valorizzare l’interno più autentico ed incontaminato della nostra anima, per riscattarlo dagli inganni e dalle limitazioni della contingenza e per elevarlo ad una condizione di libera espressione di sé, in comunione ideale con il creato e con tutti gli uomini, di tutti i tempi e di tutti i luoghi.
Sandro Gros-Pietro