Affermava Umberto Saba: “M’incantò la rima fiore / amore, / la più antica difficile del mondo”. Seguendo questa indicazione si muove Pietro Rossi, che coniuga nelle sue poesie il sentimento e la natura. Lungo i due filoni, spesso intersecati, si dipana la sua scrittura con chiaro, scorrevole dettato, espressione di spontaneità e insieme di ricerca del bello e dell’etico, in “onestà” ancora secondo la lezione sabiana.
Il sentimento è motivato dagli affetti familiari, verso la compagna e le figlie. La donna è vista in prospettiva quasi stilnovista, fonte di serenità e di dolcezza, veicolo di salvazione, ideale di bellezza fisico e spirituale. A lei l’autore si rivolge in piena fiducia.
La natura è quella campestre, con monti e colline a segnare l’orizzonte, fiori dei quali viene spesso rilevato il profumo (uno dei topoi dell’opera), alberi colti nel variare delle stagioni. Con larvata malinconia è privilegiato l’aspetto autunnale, quando le foglie cadono e i rami restano spogli. Né mancano quadretti agresti, in cui è presentata l’operosità umana in dimensione georgica.
Ma in contrapposizione ampio spazio trova il mare, a volte tormentato dal vento, a simboleggiare l’irrequietezza dell’animo umano. Lo sfondo marino si intravede in una delle poesie più commosse,
26 ottobre 1954, in cui “Trieste sotto la pioggia attende l’arrivo dei Bersaglieri”. Vi compare, e non è il solo caso, una diversa motivazione: quella dell’amor patrio. Così si completa la panoramica del poeta, che guarda anche verso l’alto: “Fra la terra e l’universo / il Poeta scrive un verso”.
E i versi di Pietro Rossi si espandono veramente nello spazio con una musicalità piana, arpeggiata su un filo d’oro che congiunge la terra e il cielo. Il loro ritmo è sostenuto dall’uso irregolare della rima, anche interna, che dona alle composizioni la cadenza delle antiche ballate. L’economia della punteggiatura contribuisce a collegare i “pensieri” in un unico lungo discorso, che trascorre da testo a testo.
Liana De Luca