NOTA DELL’EDITORE
La decisione di riunire in un unico libro dal carattere antologico quasi tutte le poesie di Giovan Battista Caputo nasce dal fatto che pochi autori come il Nostro monrealese riassumono in sé e nella loro opera, di tutta una lunga e industriosa vita, i caratteri salienti e caratteristici della letteratura e della poesia della seconda metà del secolo. In realtà, l’apparentamento di Caputo con la nostra storia letteraria trascende l’intervallo di tempo delimitato dalle date di pubblicazione dei suoi libri, perché la sua poesia e, più ancora, il di lui modo e mestiere di essere, nello stesso tempo, sia poeta sia pittore ha illustri ascendenze in scrittori ed artisti che operano in tempi a lui precedenti, come Ardengo Soffici o come Alberto Savinio. E, in sostanza, il suo continuo dialogo interiore, tra poesia e arte, diviene un modo profondo e distintivo della ricerca del bello; diviene teoria e filosofia di un pensiero creativo che trasmoda le forme della letterarietà e le vicende della parola, e che dialogicizza con l’avventura dell’arte e dell’immagine una modalità espressiva molto più libera, più fantastica e meno ossessivamente rinchiusa nel labirinto citazionale delle forme come, invece, accade sovente alla sola parola poetica. In Caputo trionfa, al contrario, una ricchezza di contenuti e di contenitori che si ritrova solo in pochi altri poeti, anch’essi cultori sia d’arte sia di letteratura. E, subito, viene da fare il nome del fiorentino Alessandro Parronchi, fra l’altro coetaneo del Nostro monrealese.
L’intreccio svela i caratteri distintivi e gentili di una mediterraneità luminosa, con soffuso profumo di gerani, con metaforico alitare del vento, in una vocazione simbolistica della natura. C’è un trasecolare trapuntato di vampe, barbagli, luci, riflessi, tabernacoli di ricordanze e processi evocativi di anamnesi, in una atmosfera elegiaca e nostalgica, nella quale il poeta, consapevolmente, si compiace e si danna fra croce e delizia di incantamenti narcisistici e di evanescenze liriche.
Il libro doveva dare conto, almeno in parte, anche del dibattito critico che si è fatto negli anni intorno alla poesia di Giovan Battista Caputo. Per questo motivo si è deciso di richiamare le prefazioni delle singole raccolte di versi e di posporre alle poesie una sezione di
Rassegna critica nella quale sono stati raccolti alcuni dei contributi più acclarativi o più originali che i critici hanno elaborato, nel fluire degli anni, intorno alla sostanza e ai modi del Nostro. Abbiamo, così, proposto interi saggi o semplici considerazioni critiche di Giorgio Bárberi Squarotti, Giuseppe Caprarelli, Sabino d’Acunto, Antonino De Rosalia, Carla Forno, Massimo Ganci, Pino Giacopelli, Pietro Mazzamuto, Paolo Messina, Tommaso Romano, Giorgio Santangelo, Rosa Scaglione Guccione, Francesco Spera, Lucio Zinna. Siamo certi di essere riusciti a costruire un libro, alla fine, che, forse, attribuisce all’editore l’unico merito del puntiglio documentativo e della completezza delle occasioni, mentre ricostruisce intatta per l’Autore la sua immagine di ricchezza, di vastità e di profondità creativa.
Sandro Gros-Pietro