Conversazioni galanti di Giovanni Romeo sono un’opera poetica che, oltre a offrire la sintesi delle poetiche dell’autore, ne ricapitola le vaste esplorazioni con agilità conservando le caratteristiche fondamentali del suo fare poetico: la funzionalità astratta o mitizzata e ad un tempo naturale o biologica del gettito costituisce la trama di metafore, di storie reali e di favole, con un taglio che dà visionarietà alla storia e concretezza corporea ai fantasmi dell’inconscio e agli arabeschi della mente, come se le centosessantadue poesie fossero un unicum in un grande specchio in cui le diversità esistenziali e stilistiche si riflettono contemporaneamente nitide e vertiginose si ripropongono.
Il libro si compone di tre sezioni: Momento (sessantasei poesie) tratta il tema della Resistenza nell’ottica avventurosa del protagonista ancora giovane ed è un motivo di autenticità come viaggio reale nello spazio (Sicilia, Continente, Francia, Inghilterra, Germania, Russia, Stati Uniti) e l’inizio della storia d’amore del protagonista; Conversazioni galanti (settantasette poesie) è sostanzialmente un componimento con numerosi quadri come un grande specchio in cui gli infiniti dettagli dell’esistenza si riflettono tutti insieme nella circolarità e ciascuna figura tende contemporaneamente a unirsi ai disegni delle altre. La bella Sylvie, col suo fascino, anima il paesaggio e rende visibili i frammenti della disgregazione e il riproporsi di figure nuove e vitali sotto l’azione misteriosa del canto; anche la sua vita pare tagliata in due, come il protagonista col suo “doppio” (Juri); Sylvie, nel suo “doppio”, è l’altra (Lara) perché essa rifiuta di essere la donna di due uomini. La caduta del tempo (trentuno poesie) ha una trama complessa in cui ora prevale l’ambigua visionarietà, ora la cronaca o il fatto che può divenire storia, cioè vi si sviluppa quel promuovere figure a corpi o evanescenze che relegano il significato di realtà vive a figure cinte di alone, come fossero ombra meridiana.
Rallentamenti e accelerazioni quasi un monologo interiore sono la registrazione del disorientamento d’una generazione e del momento storico allegorizzato o mitizzato o reinventato sul piano della favola, e qua e là privilegiato dal simbolismo del reale.
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