Laura Vanetti dimostra di possedere in sommo grado il senso del ritmo, che si rivela a prima vista nelle sue poesie e sul quale ella costruisce le proprie
visioni e le proprie
fughe in un mondo che tende a superare i limiti della realtà, pur mutuando continuamente da essa immagini ed emblemi.
Convinta che la parola possa fornirle la chiave per aprire le porte di questo universo da lei intravisto ma non ancora del tutto penetrato, la nostra poetessa tenta nuovi percorsi, ricerca rapporti ed analogie, nella speranza di carpire il segreto che le consenta di accedere ad una più compiuta conoscenza.
Talvolta pare che avvenga il miracolo e che ella riesca ad entrare in questo suo segreto
spazio virtuale, facendo uso di un linguaggio moderno e ricco di riferimenti culturali, nelle cui pieghe lampeggiano intuizioni e illuminazioni.
Allora il sortilegio si compie; dal magma emergono ardite apparenze. E sono esse che danno senso e valore alla sua avventura e suoni e forme alla sua poesia.
Elio Andriuoli
In questo secondo libro di poesie, che segue di circa tre anni l’opera prima intitolata
Sotto l’ebrezza del non essere, Laura Vanetti parte dalle conclusioni a cui era pervenuta con la prima prova di scrittura e, precisamente, riparte da quella sezione intitolata
Sesta dimensione, che, con l’avvedutezza del consuntivo, oggi noi possiamo indicare come antesignana di questo discorso cibernetico e virtuale, che domina il secondo libro,
Virtual games. Come accade nella musica dodecafonica, che libera i dodici suoni della scala cromatica da ogni vincolo di tono e di armonia dell’insieme per potere raggiungere un vertice quasi irreale di libertà espressiva, così Laura Vanetti libera l’
altra realtà della scrittura da ogni vincolo di verisimiglianza e di rappresentazione a specchio, con l’identico obiettivo di raggiungere un limite alto di possibilità e di libertà della parola. Nel compiere questo gesto, l’autrice ne teorizza anche il percorso e ci lascia le sue note esplicative a margine, che funzionano da viatico e da breviario per la non semplice impresa del lettore, impegnato in queste pagine.
Sandro Gros-Pietro, dalla prefazione