Antonio Piromalli 
Da un’altra stanza
anno: 1996
pagine: 136
prefazione: Presentazione dell’autore
prezzo: € 10,5
ISBN: 88-86313-79-9

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REALTÀ E POETICA
            Il sistema dei nomi tappezza di specchi la stanza della miseria individuale, pei quali mille volte e sempre avanti infinitamente la stessa luce delle stesse cose in infiniti modi è ‘riflessa’.

(Carlo Michelstaedter)

La prima sezione di questo libretto dipinge in diverse tabulae una vicenda che in altre occasioni avrebbe occupato lo spazio di un componimento. Qui la morte di una persona genera sogni e incubi che riflettono una realtà (anche geografica, quasi tutta del Po: Piacenza, Vigolzone, Castell’Arquato, Colorno, Brescello, Guastalla, Revere, Ostiglia, Pontelagoscuro e tanti altri luoghi lungo “del Po l’ondisona riviera – (…) terre intorno a gli alti argini sole, – ove pianser l’Eliadi”): c’è uno scompenso di incubi al di là del reale, venti di catastrofi, mondo senza voci, voci che non si possono esprimere, rupi che crescono infittendosi di frammenti, crolli che scoscendono tetti e passaggi; la morte non lascia fessure, non appigli per lanciare corde o suoni. In questi crolli è l’eco di un’ombra di donna la cui voce non ha suono, è inghiottita da un eterno soffocamento; un’ombra che guarda su un video i sogni della vita troncata, la realtà di stagioni, treni, feste, portici delle città dell’Emilia e della Romagna, l’ardore dei giorni, il vermiglio calore dell’esistenza, gli acri suoni di essa nella campagna. La donna morta si aggira fra astri e terre, la mancanza di parole vive crea in chi sopravvive un allucinato perire: una sola volta può rispondere a chi la chiama nella sua casa terrena ma non riconosce chi è che la chiama.
La seconda sezione ha tabulae di confronto tra passato e presente, un ricordo eponimo di un filosofo amico; Rolanda, epica, risplende col sogno della rivoluzione sul mediocre presente insieme con Galvano Della Volpe che insegnò a osservare la miseria dei nomi nei detriti di apparenze formalistiche e a naturalizzare la visione critica senza escludere, nella creazione, l’elemento lirico primigenio (su questo si veda, del resto, nella raccolta, Infanzia). In altri testi il motivo del sogno porta la memoria di un luogo poetico che ritorna inesorabile. Il luogo è anche un topos storico e letterario di Ferrara, il Barco dove la via dei Piopponi finisce sulle mura e sui rampari fortificati all’interno delle mura e i pioppi sembrano precipitarsi verso il Po. Quasi allo spiazzale prima delle mura c’era una villa di liberty medievale con una donna che sembrava nascere dai luminosi contorni dell’orizzonte, che adesso è sempre silenziosa e accenna a un lieve sorriso tra le tombe degli Estensi e la Certosa, in un’aria che è come tra due evi.
Un Saluto agli amici che rivendica la resistenza contro la desistenza morale, l’eroismo di sconosciuti contro gli arraffatori del bene pubblico introduce alla terza sezione che comprende satire (anche lunghe) ed epigrammi, componimenti di impegno civile. La deformazione linguistica scompone miti, false credenze, demitizza la falsa poesia, gli interessi ammantati di idealità, i faccendieri che vengono fatti passare per geni politici, l’unzione che viene riverita come religione. Gli eroi del nostro tempo, i rampanti appaiono nella loro mancanza di umanità che appartiene alla generale riduzione di esperienze e di linguaggio di cui soffre il mondo contemporaneo. Si vive nella fiction del tutto detto, dei materiali, dei moduli, delle collane di oggetti e di parole smozzicate ripetute (la parola riusata come modulo non può diventare vera, concreta né creare stile).
Il post-sperimentalismo inerte con i suoi eccessi di elegismo e di narrativismo ha lasciato depositi di espressioni larvali convenzionali in cui immergono le mani gli epigoni secondari, marginali. La disposizione narrativa per avere vita deve assumere come tensione l’autentico, distinguerlo da ciò che lo camuffa; il vero reale – il “vivente” di De Sanctis – non ha bisogno di lastre radiografiche né di fotocopie. La satira, la parodia hanno la funzione critica di dilatare il reale e le sue escrescenze inautentiche, di infrangere le apparenze normali, operando anche e contrario, attraverso il grottesco, la deformazione caricaturale, l’ironia. Tali il metodo e il fine: ma senza lo stile consentaneo si rimane terra terra.
La sezione satirica porta il titolo I Cavalieri dello Spirito: così venivano chiamati alla fine dell’Ottocento i potenti da nobilitare e da assumere a guida in nome di uno Spirito che era l’opposto della vile Materia madre del Male. In nome dello Spirito (di proprietà: occidentali, cristiani, protestanti, hegeliani, crociani, ecc.) i Cavalieri bandivano crociate e guerre; i Cavalieri esistono ancor oggi, lo Spirito protegge mercato, merci, mercenari. In questo libretto essi dominano, risorgono, allunano con scivoli di Stato, escono dall’Erebo per fare incursioni: insomma sono i morti che sempre vincono nella storia d’Italia. Essi sono eterni perché col sistema dei nomi da loro creato hanno fondato scuole di camuffamento, di fiction come oggi si dice, di successo di immagine: il ladro è chiamato statista, il basista è detto presidente (di banca, azienda, provincia, regione) o assessore (nell’organizzazione religiosa prevalgono i prefissi rafforzativi usati nella lingua italiana per la formazione dei superlativi arci, archi o quelli usati in altra lingua come epi o, ritornando alla nostra lingua, le derivazioni da aggettivi che indicano la funzione del ‘cardine’, ecc. ecc.). Il sistema dei nomi in quanto definisce e tramanda tocca anche i poeti (i poeti di Segrate – un tempo c’erano i filosofi di Gallarate, una vera scuola di non pensiero! – della botte, del barile, del sottoscala, del ruscello, di Montale, di Barabba, della droga, ecc.) e, ovviamente, le poetesse (si licet ancora usare tale termine discriminante e barbarico!), gli orrendi (terminologicamente e di fatto) “operatori culturali” (sono i più ignoranti di tutti in quanto cumulano la rozzezza culturale dei politicastri), i giornalisti, i cantanti, i girini, i candidati, le scimmie o spugne che imitano e assorbono in modo inverecondo, nonché infinite altre categorie di gruppi e individui.
Non tutti; il sao ka (il ripeto, il mi hanno detto di dire del componimento con quel titolo) ha qualche eccezione del rifiuto del sistema dei nomi che fa parte del meccanismo il quale riduce le individualità e pota gli alberi forti e i valori.
Il sistema dei nomi deriva anche dall’ideologia della dissimulazione onesta, della prezzoliniana arte del persuadere per mezzo della comunicazione che ha come finalità il “successo”. Il concetto prezzoliniano di persuasione è antitetico alla “persuasione” di Michelstaedter: “con le parole guerra alle parole” “perché pur il sol risplenda”. Anche la poesia può portare un contributo – con i suoi mezzi specifici, ma non solo con quelli – opponendosi con vigore ai comunicatori del sottobosco morale e culturale.

Roma, 23 marzo 1996 – Antonio Piromalli

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Antonio Piromalli  

 

Da un’altra stanza

 

1996

 

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1996

 

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1996

 

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Liliano Lanzi  

 

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1995

 

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1995

 

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1995

 

pp. 192

 

€ 13  

 
 
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