REALTÀ E POETICA
Il sistema dei nomi tappezza di specchi la stanza della miseria
individuale, pei quali mille volte e sempre avanti infinitamente la stessa luce delle
stesse cose in infiniti modi è riflessa.
(Carlo Michelstaedter)
La prima sezione di questo libretto dipinge in diverse
tabulae
una vicenda che in altre occasioni avrebbe occupato lo spazio di un componimento.
Qui la morte di una persona genera sogni e incubi che riflettono una realtà
(anche geografica, quasi tutta del Po: Piacenza, Vigolzone, CastellArquato, Colorno,
Brescello, Guastalla, Revere, Ostiglia, Pontelagoscuro e tanti altri luoghi lungo
del Po londisona riviera (
) terre intorno a gli alti argini sole, ove
pianser lEliadi): cè uno scompenso di incubi al di là del reale,
venti di catastrofi, mondo senza voci, voci che non si possono esprimere, rupi che
crescono infittendosi di frammenti, crolli che scoscendono tetti e passaggi; la morte
non lascia fessure, non appigli per lanciare corde o suoni. In questi crolli è
leco di unombra di donna la cui voce non ha suono, è inghiottita da un eterno
soffocamento; unombra che guarda su un video i sogni della vita troncata, la realtà
di stagioni, treni, feste, portici delle città dellEmilia e della Romagna,
lardore dei giorni, il vermiglio calore dellesistenza, gli acri suoni di essa nella
campagna. La donna morta si aggira fra astri e terre, la mancanza di parole vive
crea in chi sopravvive un allucinato perire: una sola volta può rispondere
a chi la chiama nella sua casa terrena ma non riconosce chi è che la chiama.
La seconda sezione ha
tabulae di confronto tra passato
e presente, un ricordo eponimo di un filosofo amico; Rolanda, epica, risplende col
sogno della rivoluzione sul mediocre presente insieme con Galvano Della Volpe che
insegnò a osservare la miseria dei nomi nei detriti di apparenze formalistiche
e a naturalizzare la visione critica senza escludere, nella creazione, lelemento
lirico primigenio (su questo si veda, del resto, nella raccolta,
Infanzia).
In altri testi il motivo del sogno porta la memoria di un luogo poetico che ritorna
inesorabile. Il luogo è anche un
topos storico e letterario di Ferrara,
il Barco dove la via dei Piopponi finisce sulle mura e sui rampari fortificati allinterno
delle mura e i pioppi sembrano precipitarsi verso il Po. Quasi allo spiazzale prima
delle mura cera una villa di liberty medievale con una donna che sembrava nascere
dai luminosi contorni dellorizzonte, che adesso è sempre silenziosa e accenna
a un lieve sorriso tra le tombe degli Estensi e la Certosa, in unaria che è
come tra due evi.
Un
Saluto agli amici che rivendica la resistenza contro
la desistenza morale, leroismo di sconosciuti contro gli arraffatori del bene pubblico
introduce alla terza sezione che comprende satire (anche lunghe) ed epigrammi, componimenti
di impegno civile. La deformazione linguistica scompone miti, false credenze, demitizza
la falsa poesia, gli interessi ammantati di idealità, i faccendieri che vengono
fatti passare per geni politici, lunzione che viene riverita come religione. Gli
eroi del nostro tempo, i rampanti appaiono nella loro mancanza di umanità
che appartiene alla generale riduzione di esperienze e di linguaggio di cui soffre
il mondo contemporaneo. Si vive nella
fiction del tutto detto, dei materiali,
dei moduli, delle collane di oggetti e di parole smozzicate ripetute (la parola riusata
come modulo non può diventare vera, concreta né creare stile).
Il post-sperimentalismo inerte con i suoi eccessi di elegismo
e di narrativismo ha lasciato depositi di espressioni larvali convenzionali in cui
immergono le mani gli epigoni secondari, marginali. La disposizione narrativa per
avere vita deve assumere come tensione lautentico, distinguerlo da ciò che
lo camuffa; il vero reale il vivente di De Sanctis non ha bisogno
di lastre radiografiche né di fotocopie. La satira, la parodia hanno la funzione
critica di dilatare il reale e le sue escrescenze inautentiche, di infrangere le
apparenze normali, operando anche
e contrario, attraverso il grottesco, la
deformazione caricaturale, lironia. Tali il metodo e il fine: ma senza lo stile
consentaneo si rimane terra terra.
La sezione satirica porta il titolo
I Cavalieri dello Spirito:
così venivano chiamati alla fine dellOttocento i potenti da nobilitare e
da assumere a guida in nome di uno Spirito che era lopposto della vile Materia madre
del Male. In nome dello Spirito (di proprietà: occidentali, cristiani, protestanti,
hegeliani, crociani, ecc.) i Cavalieri bandivano crociate e guerre; i Cavalieri esistono
ancor oggi, lo Spirito protegge mercato, merci, mercenari. In questo libretto essi
dominano, risorgono, allunano con scivoli di Stato, escono dallErebo per fare incursioni:
insomma sono i morti che sempre vincono nella storia dItalia. Essi sono eterni perché
col sistema dei nomi da loro creato hanno fondato scuole di camuffamento, di
fiction
come oggi si dice, di successo di immagine: il ladro è chiamato statista,
il basista è detto presidente (di banca, azienda, provincia, regione) o assessore
(nellorganizzazione religiosa prevalgono i prefissi rafforzativi usati nella lingua
italiana per la formazione dei superlativi
arci,
archi o quelli usati
in altra lingua come
epi o, ritornando alla nostra lingua, le derivazioni
da aggettivi che indicano la funzione del cardine, ecc. ecc.). Il sistema dei nomi
in quanto definisce e tramanda tocca anche i poeti (i poeti di Segrate un tempo
cerano i filosofi di Gallarate, una vera scuola di non pensiero! della botte,
del barile, del sottoscala, del ruscello, di Montale, di Barabba, della droga, ecc.)
e, ovviamente, le poetesse (
si licet ancora usare tale termine discriminante
e barbarico!), gli orrendi (terminologicamente e di fatto) operatori culturali
(sono i più ignoranti di tutti in quanto cumulano la rozzezza culturale dei
politicastri), i giornalisti, i cantanti, i girini, i candidati, le scimmie o spugne
che imitano e assorbono in modo inverecondo, nonché infinite altre categorie
di gruppi e individui.
Non tutti; il
sao ka (il
ripeto, il
mi hanno
detto di dire del componimento con quel titolo) ha qualche eccezione del rifiuto
del sistema dei nomi che fa parte del meccanismo il quale riduce le individualità
e pota gli alberi forti e i valori.
Il sistema dei nomi deriva anche dallideologia della dissimulazione
onesta, della prezzoliniana arte del persuadere per mezzo della comunicazione che
ha come finalità il successo. Il concetto prezzoliniano di persuasione
è antitetico alla persuasione di Michelstaedter: con le
parole guerra alle parole perché pur il sol risplenda. Anche
la poesia può portare un contributo con i suoi mezzi specifici, ma non solo
con quelli opponendosi con vigore ai comunicatori del sottobosco morale e culturale.
Roma, 23 marzo 1996 Antonio Piromalli