Elio Andriuoli ha sempre rinnovato il linguaggio della poesia nella vivificante conservazione dell’alto stile che proviene dalla tradizione letteraria. Un rinnovamento essenziale, che è stato sviluppato sia nei contenuti sia nelle forme. “Il vasel” dantesco “ch’ad ogni vento / per mar andasse…” ha compiuto, nei differenti secoli, tante di quelle trasfigurazioni letterarie da non essere più possibile per i contemporanei nominarlo in qualità di vento delle emozioni o dell’ebbrezza, di
voyage verso la bellezza o la donna, rosa di carne, mirabile astro, specchio impenetrabile, altissima nuvola. C’è la dignitosa cura, da parte di Elio Andriuoli, di non lasciarsi prendere dall’esibizione nominalistica degli eventi letterari, consapevole come egli è che nell’evocazione degli stili letterari c’è l’onda bassa di risacca della poesia, perché troppo compromessa con la parodia e la farsa, pertanto agibile solo in chiave grottesca, che introduce al comico, cioè all’arte “bassa”, nobilissima quanto si vuole, ma certamente agli antipodi degli interessi del Nostro. Elio Andriuoli non è certamente un poeta da “risacca” – pur con tutto lo spessore di valenza letteraria che questa definizione giustamente comporta –, ma al contrario concepisce la traversata per l’alto mare senza il conforto delle luci costiere e dei fari votivi espressi dal ricercato apparentamento con la critica letteraria che sovente i poeti contemporanei appalesano nei loro versi per liberarsi dall’ansia patita per l’incertezza di non riuscire ad orientarsi.
Elio Andriuoli accetta di sperimentare questa angoscia creativa, accetta il buio, l’ansia, lo scontento e una divinità attristata. E propone, quindi, una riflessione colloquiale; propone la fondità e la profondità del pensiero e dell’estasi, celebrato sull’evento singolo e nell’occasione fugace e irripetibile. Ma pensiero ed estasi sono articolate con mirabile suadenza argomentativa, nella ricchezza di una cultura rasserenante, capace di trasfondere nei versi una fiduciosa armonia di luci, di familiare suasività e di limpidezza espressiva. L’esercizio dello stile letterario cede, allora, il passo al coraggio di offrire prova di orientamento davanti agli enigmi della vita: si celebra, così, proprio il più alto esercizio a cui la poesia conduce i poeti.
Sandro Gros-Pietro