Al primo Perrini crepuscolare ha fatto seguito un poeta molto più moderno che mostra di aver letto – speriamo di non sbagliarci – con grande profitto Alfonso Gatto, questo poeta così ingiustamente dimenticato. Ma quel tanto di Gozzano o di Gatto che viene alla superficie ha soltanto un mero valore di riferimento perché il Perrini, una volta accertato il suo dominio, ha saputo svolgere la sua ricerca nel modo più libero e autentico: di qui il peso e il senso della sua vocazione poetica.
Carlo Bo
Il titolo della raccolta richiama alla mente una scelta di campo direzionata verso l’immanenza della vita, ma l’avverbio finale sospende la conclusione, anzi la rende indefinita, perché rimanda ad una verità più fonda e più profnda, da cercare nel dipanarsi dei versi e, anche, al di là dei versi stessi, nei paesaggi d’anima e nei paesaggi metafisici che Marzio Perrini costruisce ispirandosi ad una cifra sublimata della memoria, capace di proporsi come mediazione tra la necessità di fermare il tempo e l’aspirazione di ricevere dal tempo una rivelazione illuminante sul significato essenzale, e anche religioso, della vita. È una poesia su cui sempre spira un refolo di amore e in cui la donna – nelle diverse connotazioni di amata, di compagna di vita e di mare – è fonte della luce che diffonde chiarezza e che proietta ombra.
Grandissima attenzione pone Marzio Perrini all’austera bellezza dei versi, per cui il suo dire in poesia è una declamazione alta e solenne quanto essenziale e limpida.
Sandro Gros-Pietro