PREFAZIONE
Dopo un silenzio durato cinque anni (la sua precedente
raccolta di versi,
Il lago del cuore, risale al 2000), Davide Puccini si ripresenta
a noi con
Gente di passaggio, una nuova silloge di questo poeta, che è
anche un valente saggista ed un agguerrito filologo, come stanno a dimostrare la
sua
Lettura di Sbarbaro (1974), nonché le numerose opere da lui curate
di autori quali Giovanni Boine (1983), Luigi Pulci (1989), Angelo Poliziano (1992),
Ludovico Ariosto (1999) e, recentemente, Franco Sacchetti (2004).
Già dalle sue prime prove erano emerse le non
comuni qualità della poesia di Puccini, volta allapprofondita analisi interiore
ed alla meditazione assorta sul significato del mondo e sul ritmo del tempo che ci
conduce. Ora però la sua vena è diventata più matura; dotata
di un maggiore spessore e di una più ferma acutezza di sguardo, che sono sinonimi
di una non effimera vocazione allarte dello scrivere in versi.
Ma veniamo allaspetto formale del libro ed al suo
contenuto. Esso si divide in tre sezioni, ciascuna composta da ventuno poesie. Nella
prima sezione, leponima (divisa in due sottosezioni,
Nonni e
Germinale),
tema centrale è quello della morte, come si evince anche dal titolo il quale
costituisce una metafora della brevità della nostra vita. Il tema principale
della seconda sezione,
Fra terra e mare (a sua volta divisa in tre sottosezioni,
Arcipelago,
Scogli e
In viaggio), è quello dello stupore
di fronte alle epifanie del mondo, viste nei multiformi aspetti che esse assumono.
La terza sezione,
Aesopica, è invece incentrata sul tema dellamore
per la natura, e in particolare per gli animali, che molto spesso vi si incontrano
e che sempre vengono considerati con benevolenza e con una sentita partecipazione
alle loro sofferenze.
Tutte e tre le sezioni poi contengono una poesia in
un cui verso è incastonato il titolo generale del libro: di gente di
passaggio, per la poesia eponima, della prima sezione; che vada pure
a gente di passaggio, per la poesia
In viaggio, della seconda sezione;
Non lo disturba gente di passaggio, per la poesia
Lairone, della
terza sezione: segno, questo, di un agire in sottofondo del tema centrale della silloge
e di un gusto per la simmetria che è proprio di una poesia di tipo colto.
Ciò che qui subito colpisce è la chiarezza
del dettato, limpidamente comunicativo, che pone Puccini in quel versante della nostra
poesia contemporanea che è alieno da sperimentalismi e da eccentriche contorsioni
verbali.
Il verso è sostanzialmente quello classico,
prevalendo in queste poesie il susseguirsi degli endecasillabi e dei settenari, ai
quali però talvolta si alternano ipermetri o ipometri. È da rilevare
inoltre il gioco sapiente delle rime, che compaiono specie nelle chiuse a dar risalto
con il loro suggello a tutto il contesto.
Il libro si apre con una galleria di figure umane,
quelle dei quattro vecchi nonni, colti ciascuno nella sua principale caratterizzazione,
cui fa seguito la figura del padre del poeta, al quale sono dedicate altre quattro
poesie, particolarmente schiette per lautenticità dei sentimenti che racchiudono,
sempre espressi con riserbo e, talora, persino con garbata ironia, ma ognora con
un sofferto rimpianto.
E levità ed ironia, unite ad un assorto sentire,
sono le note che specialmente emergono dalla lettura di molti dei testi di questa
raccolta, cui si accompagna però un intimo moto di pietà per chi soffre
e di alta pensosità sul destino non soltanto degli uomini, ma anche di ogni
forma di vita. Si tratta comunque di una sana ironia toscana, accompagnata sempre
da una genuina saggezza, ereditate, luna e laltra, da secoli di raffinata civiltà.
Nella varietà dei motivi che queste poesie
sanno sviluppare con estrema facilità e scioltezza, cogliendo le più
diverse occasioni, fa spicco, dopo quello della presenza umana, con tutte le problematiche
che essa comporta, affiorante specialmente nella prima sezione, quello del vagheggiamento
della natura, che emerge specie nella seconda sezione della raccolta,
Fra terra
e mare, che si apre con la sottosezione
Arcipelago, in cui domina lo splendore
delle isole dellarcipelago toscano: Pianosa, Giglio, Palmaiola, Montecristo, Cerboli,
emergenti in tutta la loro maliosa bellezza.
Il tono dellinsieme è colloquiale, ma con
improvvise impennate verso lalto che si legano a momenti di più assorta meditazione
o di maggiore emotività, come avviene nelle chiuse di
Fra le pagine di
un antico libro,
Le lenze gocciolanti delle canne,
Alghe,
Capo
Nord, ecc. Ampie e coinvolgenti sono un po dovunque certe aperture, quali quelle
di
Mistero,
Lo scorrere dellacqua sullo scoglio,
Unala di gabbiano,
ecc.
Sciolta e variata è poi la musica degli endecasillabi,
che si susseguono ariosi, col gioco avvolgente degli enjambement, evidente in
Rosa
dei venti, la quale si apre con un bellimpeto trascinante: La tramontana
fa stirazza e il mare / sventaglia verso il largo lunghi brividi / trascoloranti,
mentre a terra è un lago.
Particolarmente significative appaiono nel nostro
poeta le poesie in cui savverte un profondo amore per il mare, che ricorda quello
di Montale, ma che in lui rivela una più diretta confidenza con il liquido
elemento (Puccini è un esperto nuotatore) e con tutto ciò che esso
contiene di precario e di eterno.
Certo, Puccini è eminentemente un visivo, capace
di cogliere le immagini del mondo esterno con immediatezza e nitore, come avviene
in
Gocce di pioggia sui vetri (Mille perline irregolari / scintillano
sul vetro in controluce),
Cerboli (Cerboli, acerbo regno di gabbiani,
/ sprone di dura roccia di basalto),
Maldive (La notte profumata
mostra stelle / delluno e laltro polo), ecc.
Ma ogni volta dalla visione nasce in lui la meditazione,
come quella contenuta ne
La casa del futuro, dove lalternarsi incessante
delle generazioni è colto con naturalezza e verità; o come quella di
Mistero, in cui il frangersi delle onde a riva, con moto sempre uguale, suscita
nel poeta immagini che si legano ad un assorto stupore; o ancora come quella di
Capo
Nord, poesia nella quale la piccolezza delluomo al cospetto dellimmensità
della natura fa nascere in Puccini un senso di smarrimento e quasi di impotenza:
… di fronte a questi segni di giganti / ti senti un bimbo piccolo e sperduto.
E si vedano anche
Aesopica, la poesia che dà il titolo alla terza ed
ultima sezione della raccolta, nella quale un granchio, con i suoi incerti movimenti,
suggerisce al poeta nuovi pensieri; o
In una tozza ciotola per cani, in cui
la riflessione si posa sulle minime vite che tenacemente resistono, lottando contro
la morte.
Talvolta queste meditazioni sembrano sfociare in un
arreso pessimismo, di fronte al dolore cui sono destinati senza scampo tutti gli
esseri viventi: comè il caso della poesia
Le lenze gocciolanti delle canne,
nella quale il pesce è visto mentre esce dal suo elemento rilucente,
/ appeso al filo nellagitazione / della cattura; o della poesia
Prima prendevo
polpi, in cui questanimale è colto mentre viene ucciso con un morso
tra gli occhi; o della poesia
Il cielo luminoso di Lisbona, dove è
rievocato il terribile terremoto che distrusse questa città; ecc.
Sempre tuttavia a tali meditazioni, pur se permeate
da un palese pessimismo (affiorante anche dallo stesso titolo della raccolta, per
cui noi siamo comunque gente di passaggio), si unisce un profondo amore
per la vita, che risulta evidente specie da taluni splendidi scorci paesaggistici,
quali quelli emergenti dalle poesie di viaggio, tanto in paesi nordici, misteriosi
e dai grandi contrasti (Capo Nord, Oslo Fjiord, Finlandia, Islanda), quanto in paesi
tropicali, come le
Maldive, o in paesi ricchi di storia e di naturali bellezze,
quali il Portogallo de
Il cielo luminoso di Lisbona.
Si vedano inoltre le apparizioni gentili di animali:
canarini, farfalle, gazze, lucertole, aironi, e persino ragni, visti sempre con affettuosa
simpatia, essendo Puccini un sincero amico di queste creature di Dio, che insieme
a noi condividono la dimora terrena.
Ne emerge una visione equilibrata della vita di un
uomo che ne riconosce il bene come il male, ma non si lascia irretire da questultimo
nel suo viaggio attraverso il tempo. Una visione che è poi anche quella di
un poeta sobrio e schietto, il quale sa cantare la vicenda dei giorni con verità
e novità, dandoci poesie fresche e vive, certo non effimere per la loro schietta
autenticità.
Elio Andriuoli