Davide Puccini 
Gente di passaggio
anno: 2005
pagine: 96
prefazione: Elio Andriuoli
prezzo: € 10
ISBN: 88-7414-087-8

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PREFAZIONE
 
Dopo un silenzio durato cinque anni (la sua precedente raccolta di versi, Il lago del cuore, risale al 2000), Davide Puccini si ripresenta a noi con Gente di passaggio, una nuova silloge di questo poeta, che è anche un valente saggista ed un agguerrito filologo, come stanno a dimostrare la sua Lettura di Sbarbaro (1974), nonché le numerose opere da lui curate di autori quali Giovanni Boine (1983), Luigi Pulci (1989), Angelo Poliziano (1992), Ludovico Ariosto (1999) e, recentemente, Franco Sacchetti (2004).
Già dalle sue prime prove erano emerse le non comuni qualità della poesia di Puccini, volta all’approfondita analisi interiore ed alla meditazione assorta sul significato del mondo e sul ritmo del tempo che ci conduce. Ora però la sua vena è diventata più matura; dotata di un maggiore spessore e di una più ferma acutezza di sguardo, che sono sinonimi di una non effimera vocazione all’arte dello scrivere in versi.
Ma veniamo all’aspetto formale del libro ed al suo contenuto. Esso si divide in tre sezioni, ciascuna composta da ventuno poesie. Nella prima sezione, l’eponima (divisa in due sottosezioni, Nonni e Germinale), tema centrale è quello della morte, come si evince anche dal titolo il quale costituisce una metafora della brevità della nostra vita. Il tema principale della seconda sezione, Fra terra e mare (a sua volta divisa in tre sottosezioni, Arcipelago, Scogli e In viaggio), è quello dello stupore di fronte alle epifanie del mondo, viste nei multiformi aspetti che esse assumono. La terza sezione, Aesopica, è invece incentrata sul tema dell’amore per la natura, e in particolare per gli animali, che molto spesso vi si incontrano e che sempre vengono considerati con benevolenza e con una sentita partecipazione alle loro sofferenze.
Tutte e tre le sezioni poi contengono una poesia in un cui verso è incastonato il titolo generale del libro: “di gente di passaggio”, per la poesia eponima, della prima sezione; “che vada pure a gente di passaggio”, per la poesia In viaggio, della seconda sezione; “Non lo disturba gente di passaggio”, per la poesia L’airone, della terza sezione: segno, questo, di un agire in sottofondo del tema centrale della silloge e di un gusto per la simmetria che è proprio di una poesia di tipo colto.
Ciò che qui subito colpisce è la chiarezza del dettato, limpidamente comunicativo, che pone Puccini in quel versante della nostra poesia contemporanea che è alieno da sperimentalismi e da eccentriche contorsioni verbali.
Il verso è sostanzialmente quello classico, prevalendo in queste poesie il susseguirsi degli endecasillabi e dei settenari, ai quali però talvolta si alternano ipermetri o ipometri. È da rilevare inoltre il gioco sapiente delle rime, che compaiono specie nelle chiuse a dar risalto con il loro suggello a tutto il contesto.
Il libro si apre con una galleria di figure umane, quelle dei quattro vecchi nonni, colti ciascuno nella sua principale caratterizzazione, cui fa seguito la figura del padre del poeta, al quale sono dedicate altre quattro poesie, particolarmente schiette per l’autenticità dei sentimenti che racchiudono, sempre espressi con riserbo e, talora, persino con garbata ironia, ma ognora con un sofferto rimpianto.
E levità ed ironia, unite ad un assorto sentire, sono le note che specialmente emergono dalla lettura di molti dei testi di questa raccolta, cui si accompagna però un intimo moto di pietà per chi soffre e di alta pensosità sul destino non soltanto degli uomini, ma anche di ogni forma di vita. Si tratta comunque di una sana ironia toscana, accompagnata sempre da una genuina saggezza, ereditate, l’una e l’altra, da secoli di raffinata civiltà.
Nella varietà dei motivi che queste poesie sanno sviluppare con estrema facilità e scioltezza, cogliendo le più diverse occasioni, fa spicco, dopo quello della presenza umana, con tutte le problematiche che essa comporta, affiorante specialmente nella prima sezione, quello del vagheggiamento della natura, che emerge specie nella seconda sezione della raccolta, Fra terra e mare, che si apre con la sottosezione Arcipelago, in cui domina lo splendore delle isole dell’arcipelago toscano: Pianosa, Giglio, Palmaiola, Montecristo, Cerboli, emergenti in tutta la loro maliosa bellezza.
Il tono dell’insieme è colloquiale, ma con improvvise impennate verso l’alto che si legano a momenti di più assorta meditazione o di maggiore emotività, come avviene nelle chiuse di Fra le pagine di un antico libro, Le lenze gocciolanti delle canne, Alghe, Capo Nord, ecc. Ampie e coinvolgenti sono un po’ dovunque certe aperture, quali quelle di Mistero, Lo scorrere dell’acqua sullo scoglio, Un’ala di gabbiano, ecc.
Sciolta e variata è poi la musica degli endecasillabi, che si susseguono ariosi, col gioco avvolgente degli enjambement, evidente in Rosa dei venti, la quale si apre con un bell’impeto trascinante: “La tramontana fa stirazza e il mare / sventaglia verso il largo lunghi brividi / trascoloranti, mentre a terra è un lago”.
Particolarmente significative appaiono nel nostro poeta le poesie in cui s’avverte un profondo amore per il mare, che ricorda quello di Montale, ma che in lui rivela una più diretta confidenza con il liquido elemento (Puccini è un esperto nuotatore) e con tutto ciò che esso contiene di precario e di eterno.
Certo, Puccini è eminentemente un visivo, capace di cogliere le immagini del mondo esterno con immediatezza e nitore, come avviene in Gocce di pioggia sui vetri (“Mille perline irregolari / scintillano sul vetro in controluce”), Cerboli (“Cerboli, acerbo regno di gabbiani, / sprone di dura roccia di basalto”), Maldive (“La notte profumata mostra stelle / dell’uno e l’altro polo”), ecc.
Ma ogni volta dalla visione nasce in lui la meditazione, come quella contenuta ne La casa del futuro, dove l’alternarsi incessante delle generazioni è colto con naturalezza e verità; o come quella di Mistero, in cui il frangersi delle onde a riva, con moto sempre uguale, suscita nel poeta immagini che si legano ad un assorto stupore; o ancora come quella di Capo Nord, poesia nella quale la piccolezza dell’uomo al cospetto dell’immensità della natura fa nascere in Puccini un senso di smarrimento e quasi di impotenza: ”… di fronte a questi segni di giganti / ti senti un bimbo piccolo e sperduto”. E si vedano anche Aesopica, la poesia che dà il titolo alla terza ed ultima sezione della raccolta, nella quale un granchio, con i suoi incerti movimenti, suggerisce al poeta nuovi pensieri; o In una tozza ciotola per cani, in cui la riflessione si posa sulle minime vite che tenacemente resistono, lottando contro la morte.
Talvolta queste meditazioni sembrano sfociare in un arreso pessimismo, di fronte al dolore cui sono destinati senza scampo tutti gli esseri viventi: com’è il caso della poesia Le lenze gocciolanti delle canne, nella quale il pesce è visto mentre “esce dal suo elemento rilucente, / appeso al filo nell’agitazione / della cattura”; o della poesia Prima prendevo polpi, in cui quest’animale è colto mentre viene ucciso “con un morso tra gli occhi”; o della poesia Il cielo luminoso di Lisbona, dove è rievocato il terribile terremoto che distrusse questa città; ecc.
Sempre tuttavia a tali meditazioni, pur se permeate da un palese pessimismo (affiorante anche dallo stesso titolo della raccolta, per cui noi siamo comunque “gente di passaggio”), si unisce un profondo amore per la vita, che risulta evidente specie da taluni splendidi scorci paesaggistici, quali quelli emergenti dalle poesie di viaggio, tanto in paesi nordici, misteriosi e dai grandi contrasti (Capo Nord, Oslo Fjiord, Finlandia, Islanda), quanto in paesi tropicali, come le Maldive, o in paesi ricchi di storia e di naturali bellezze, quali il Portogallo de Il cielo luminoso di Lisbona.
Si vedano inoltre le apparizioni gentili di animali: canarini, farfalle, gazze, lucertole, aironi, e persino ragni, visti sempre con affettuosa simpatia, essendo Puccini un sincero amico di queste creature di Dio, che insieme a noi condividono la dimora terrena.
Ne emerge una visione equilibrata della vita di un uomo che ne riconosce il bene come il male, ma non si lascia irretire da quest’ultimo nel suo viaggio attraverso il tempo. Una visione che è poi anche quella di un poeta sobrio e schietto, il quale sa cantare la vicenda dei giorni con verità e novità, dandoci poesie fresche e vive, certo non effimere per la loro schietta autenticità.

Elio Andriuoli

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Davide Puccini  

 

Gente di passaggio

 

2005

 

pp. 96

 

€ 10  

 
 

Paolo Donini  

 

Incipitaria

 

2005

 

pp. 176

 

€ 10  

 
 

Nino Pinto  

 

Alghe

 

2005

 

pp. 192

 

€ 12  

 
 

Antonio Siinardi  

 

La fiaccola e il buio

 

2004

 

pp. 212

 

€ 12,5  

 
 

Armando Santinato  

 

Tentazioni mistiche

 

2004

 

pp. 160

 

€ 11,5  

 
 

Mina Antonelli  

 

Mediterranea

 

2004

 

pp. 88

 

€ 8,5  

 
 

Nino Pinto  

 

Libro di poesie

 

2004

 

pp. 128

 

€ 10  

 
 

Guido Zavanone  

 

L’albero della conoscenza

 

2004

 

pp. 128

 

€ 8  

 
 

Elio Andriuoli  

 

Il caos e le forme

 

2004

 

pp. 188

 

€ 9,5  

 
 

Giovanni Chiellino  

 

Nel corpo del mutare

 

2004

 

pp. 104

 

€ 10  

 
 
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