Senza dubbio il tema del mistero è centrale nell’immaginativa di Siinardi, della vita, dello spazio come mistero che si aprirà quando cadrà la “maschera nera”; l’incomprensibile spazio-tempo, in cui si verifica la contingenza che chiamiamo vita con i suoi pensieri che tengono svegli, ha la sua centralità quasi positivistica. Il linguaggio ha una immediatezza di radici tradizionali, una efficacia talvolta satirica, un realismo legato alla sensazione. E tuttavia la forza del contrasto interiore e la problematica della vita come passaggio amaro, della mostra allestita dagli uomini nella storia pongono in evidenza il motivo della falsa autenticità dell’esistenza e delle sue forme. Il merito principale è la rappresentazione della caduta delle illusioni, della corrosione dell’immagine vitale dell’uomo, del tempo che lancia manciate di terra, dell’“ala demolitrice che soffia”, della provvisorietà che ci circonda, della consapevolezza della morte al cui avvento le cose rimangono inerti nella loro materialità: “e le finestre e gli usci / cigolano al vento”.
Il mondo del poeta è estraneo alla consolazione; in esso rifluiscono i motivi della caducità del mondo barocco soprattutto meridionale.
Cè il richiamo alle più intense immagini del maggiore poeta dellautenticità e della demistificazione: Carlo Michelstaedter.
Antonio Piromalli
Il libro di poesie di Antonio Siinardi,
La fiaccola e il buio, ha la rara prerogativa di apparire tanto diversificato quanto è organico. È un testo che si incammina per numerose strade diverse, ma tutte conducono alla stessa meta, che non è lUrbe eterna, come vorrebbe il proverbio, ma è leternità in se stessa, nuda e cruda e senza altri predicati o correlativi. Questo lungo viaggio di parole e di emozioni, che è specchio del mirabile rosario di tutti i giorni della vita del poeta un rosario recitato nel segno di misteri dolorosi, gaudiosi e gloriosi come sono quelli proposti dalla fede ha lo scopo di fare luce sul significato profondo e finale della nostra esperienza mondana; come se il poeta fosse laffabulatore che è chiamato a stilare la morale della favola appena vissuta. La favola è sempre la stessa, cioè la vita di ciascuno di noi: cacciarne fuori il senso non potrà mai essere unimpresa definitiva, ma rimarrà un tentativo che ammette solo soluzioni indeterminate, perché ci sono incalcolabili possibilità di elaborazione, come infiniti sono i proverbi, gli aforismi e i detti sapienziali che sono stati elaborati per distillare una saggezza di cui non coglieremo mai il bandolo conclusivo. Anche nel titolo del libro, Siinardi ha voluto riecheggiare la sapienza e lindeterminazione dei proverbi; ed anzi, si è spinto fino ad una fonte più coturnata ed autorevole di quella delle massime popolari, perché ha fatto leco allusiva al detto biblico della
fiaccola sotto il moggio, particolarmente caro anche a dAnnunzio drammaturgo, e che significa nascondere la verità a chi la cerca:
la fiaccola e il buio sono in effetti espressione traslata di una luce impedita alla vista, di una condizione nascosta del vero, difficile da trovare, magari anche perché si tratterà di una verità troppo sgradevole da accettare.
Sandro Gros-Pietro