Nel vasto e articolato panorama della poesia contemporanea sempre più prende piede — ed è riscontrabile anche nei caratteri di questa editrice — la formula dell’ironia, quasi a significare l’impossibilità di inventare qualcosa di nuovo e la necessità di ripiegare sul
déjà vu / déjà lu, però con taglio disincantato e a volte dissacratore. L’ironia spesso si esercita sulle strutture del testo, tende cioè a corrodere la scrittura poetica, in un esaltante compiacimento di autovivisezione. Ma a volte – meno spesso – invece che al significante si rivolge al significato, trasformandosi in satira. Non si tratta di una satira militante o tanto meno a sfondo politico, come quello del Parini o del Giusti o del Carducci, ma impegnata ad un livello genericamente sociale o più specificamente umano: una satira piuttosto distaccata, priva di speranza in una palingenesi, dettata da fredda constatazione, specchio dell’attuale carenza di ideali.
Su questa linea si pone la scintillante e corrosiva satira di Alberto Giraldi, che pare riprendere l’allegorica denuncia dell’
Elogio della pazzia di Erasmo da Rotterdam con una serie di
Elogi sarcasticamente anti convenzionali all’
incomprensione, alla
paura, allo
zero, al
disponibile, alla
guerra e altre piacevolezze, perché "quasi tutto è da esaltare".
[…] L’arguto umorismo di Alberto Giraldi si concentra nella seconda parte del volume in sapidi epigrammi appuntati ancora contro l’ignoranza e l’intolleranza.
[…] L’intonazione satirica si estende all’ultima sezione: una sezione in prosa dal titolo
Statue.
Liana De Luca, dalla prefazione