L’interpretazione della vita come viaggio dentro il mondo risale fino all’antichità omerica e non è mai stata abbandonata in oltre duemila anni, se si pensa che i poeti beats hanno apertamente ripreso il concetto della strada come metafora del vivere. L’antichità classica offre due modelli di viaggiatori, Ulisse ed Enea, il primo è eroe irriverente e tragico, il secondo è pio e fortunato. Fra i due, Enea è il solo a viaggiare in questo e nell’altro mondo, e forse lo sconfinamento oltre i limiti dell’umano gli ha procurato lo scotto di patire una minore audience presso i moderni, i quali sono tutti schierati dalla parte di Ulisse, eroe in qualche modo heideggeriano, che si realizza nel perfezionamento della sua umana morte. La predilezione non cambia di molto neppure in Nicola Prebenna, che, anzi, di Ulisse ama proprio il fatto che sia andato spoglio ed indifeso incontro alla morte, nella semplicità domestica della sua dimora. Ma da Enea, a Prebenna derivano molte cose che Ulisse non ha, come il gusto per la natura, l’amore per le radici, l’amore per gli ascendenti — più per la madre, in Prebenna, la quale è presente anche da morta, come compagna protettrice davanti agli occhi del figlio che solo riassetta le stoviglie in cucina, una presenza capace di sfidare l’ultraterreno e che ricalca in qualche modo i poteri soprannaturali posseduti da Enea.
La bellezza della poesia di Prebenna è tutta contenuta in questo canto intonato all
epico metropolitano, che sempre più sta prendendo piede nella poesia italiana, a ridosso delle esperienze letterarie di mitomodernismo predicate da Giuseppe Conte, Tomaso Kemeny ed altri, e penso, fra laltro, al libro di Giuseppe Chiellino,
Nel corpo del mutare, appena apparso in questa stessa collana. Si tratta di uneroicità antifrastica, che se vogliamo avevamo già visto ad inizio dello scorso secolo nei crepuscolari, ma qui è molto più caratterizzata da un radicamento nella realtà e nella quotidianità, per cui vediamo gli eroi salire e scendere dagli ascensori dei grattacieli, andare in ospedale, badare ai figli, muoversi nel traffico cittadino. Il poeta epico metropolitano simmerge nel banale, ma riesce a mantenere sempre autentico lo spirito interpretativo e citazionale di unesperienza mitologica che confina con lantichità classica; e da queste corrispondenze tra due mondi vissuti in ere opposte ed inavvicinabili nasce il sogno ambiguo ed incantevole della poesia più recente.
Sandro Gros-Pietro
Il titolo virgiliano di questo nuovo libro,
In gurgite vasto si collega strettamente a quello di una raccolta poetica del 1988,
Rari nantes,
e lo completa, riaffermando lunità e la continuità di un arduo tragitto umano e poetico.
Emerico Giachery
Quella di Prebenna è senza dubbio una poesia che fa
sentire, ma anche una poesia che, in unepoca di interrogativi tormentosi che troppi dimenticano o fingono di dimenticare dietro un eterno carnevale senza quaresima, si pone il compito meritorio di far
pensare.
Davide Puccini