Domenico Romano 
Sortilegio
anno: 2002
pagine: 96
prefazione: Giorgio Bárberi Squarotti
prezzo: € 8
ISBN: 88-7414-010-x

SCHEDA DELL'AUTORE
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La nuova raccolta di poesie di Domenico Romano è di molta ricchezza di discorsi morali, intellettuali, civili, di grande riflessione della vita lungo i molti anni, sorretta com’è dalla straordinaria finezza e profondità di studi classici, anch’essi particolarmente impegnati per cogliere il significato, l’andamento, i concetti, la concezione della politica e della poesia come la verità suprema del mondo antico nella sua influenza duratura lungo i secoli.

Giorgio Bárberi Squarotti

Si perfeziona oggi, nel 2002, il trentennio del percorso poetico di Domenico Romano, che diede alle stampe il primo libro, Il sentiero spezzato, nel 1972, a cui fece quasi subito seguito Dietro la storia, nel 1975: due opere contrassegnate da una forte istanza di eticità, rivolta ai grandi eventi collettivi e specialmente alla liberazione dalla dittatura fascista, nel clima culturale di rinascita delle speranze di libertà, di giustizia, di uguaglianza e di partecipazione di tutti alla vita sociale e politica, e che, come correttamente afferma Antonino Sole nel suo studio Storicismo e razionalità nella poesia di Domenico Romano, partecipavano in qualche modo di un’eco stilistica neoverista. Nel poeta, per altro, si iniziava da quegli anni un processo di disincanto ovvero di acquisizione dei limiti e delle contraddizioni del puro impegno etico in poesia, e parallelamente prendeva sempre più corpo e sostanza una poesia ricca di spunti lirici, di memorie del passato remoto attinenti al mito greco e ad una condizione quasi edenica della vita sociale. Si è assistito, così, alla ricostruzione di un mondo interiore sempre più vasto e approfondito e radicato nella memoria familiare, per un lato appoggiato sulla memoria della figura materna – E tu mamma mia dea – e per l’altro sull’insanabile rimpianto e strazio per la perdita prematura del padre. La poesia di Romano è andata valorizzando sempre più una luminosa passione e una diffusa, sottile e raffinata sensualità amorosa rivolta alla donna amata, unica, inseparabile e celebrata compagna dell’intera vita del poeta, moglie e madre. I versi si arricchiscono di un inesauribile canto di entusiasmo per la bellezza della natura e di uno sconfinato, irredimibile ed “indomo” amore per la Sicilia, il cui elemento paesaggistico non è mai letto disgiuntamente da quello antropico, ma anzi nell’evocazione di una storia plurisecolare nella quale i destini degli umili risplendono di una luce non inferiore a quella dei potenti. Sotto questi segni, dunque, vanno letti i successivi tre libri di poesie, a principiare dalla Via senza ciglio, del 1988, il cui valore complessivo di evento letterario è bene colto da Giorgio Santangelo: “Degnamente la poesia di Domenico Romano s’iscrive, con un suo originale rilievo, nel panorama della poesia italiana del novecento, richiamando, per affinità tematiche ed esiti stilistici, i più significativi dei nostri poeti contemporanei (Ungaretti, Montale, Quasimodo) e altresì i grandi poeti della classicità e della tradizione italiana”. Dieci anni dopo, nel 1998, usciva il libro Sull’ala di un sogno, con il saggio già citato di Antonino Sole, e che a tutt’oggi resta lo studio più completo e profondo sull’autore: un libro in cui Romano sembra applicare alla lettera una delle sue ricette poetiche, di sapore vagamente ermetico: “M’ubriaco / di vita / e scordo la morte”, con l’avvertenza che il sogno è, precisamente, il sale della vita, ciò che più di ogni altra cosa rinvigorisce la “speranza e l’attesa”, che, a loro volta, sono le due fondamentali categorie del sistema di “evasione e di attualità”, posto al centro dell’invenzione in Romano. In questo ultimo libro, Sortilegio, funzionano gli elementi creativi che abbiamo già osservato nei due precedenti – la “delusione storica”, gli affetti familiari, la bellezza della natura, la memoria del passato, il fascino d’eternità suscitato dal mito, il canto della propria terra, la resurrezione della speranza, la pietas dell’attesa, l’incombenza raggelante del destino e l’immanenza della morte – con una vena di particolari accenti di nostalgica tristezza e di consapevole rassegnazione rivolti all’azione di erosione del tempo, che tutto annichilisce nella polvere e nell’oblio, per cui sembra non restare altro che l’assoluta impalpabile leggerezza dell’idea e del sortilegio poetico a regalarci l’evasione dalla storia, e a concederci un’effimera tregua se non un riscatto.

Sandro Gros-Pietro

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Nicola Prebenna  

 

In gurgite vasto

 

2004

 

pp. 116

 

€ 12  

 
 

Nino Pinto  

 

Composizioni

 

2003

 

pp. 120

 

€ 10  

 
 

Giovanni Romeo  

 

Il mondo senz’anima

 

2002

 

pp. 288

 

€ 30  

 
 

Nino Pinto  

 

La rappresentazione e altro

 

2002

 

pp. 168

 

€ 10  

 
 

Gianni Rescigno  

 

Dove il sole brucia le vigne

 

2002

 

pp. 72

 

€ 8  

 
 

Lis Magni Fasiani  

 

Pensieri-sorrisi-sottintesi e una mostra di pastelli

 

2002

 

pp. 146

 

€ 14  

 
 

Domenico Romano  

 

Sortilegio

 

2002

 

pp. 96

 

€ 8  

 
 

Nino Pinto  

 

Tavolette di argilla

 

2002

 

pp. 128

 

€ 7,75  

 
 

Margherita Ricchiardi  

 

Curve e asintoti

 

2001

 

pp. 80

 

€ 7,75  

 
 

Lis Magni Fasiani  

 

Ariette, frottole e proverbi

 

2001

 

pp. 88

 

€ 7,75  

 
 
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