La poesia di Margherita Ricchiardi si svolge tra lo sguardo interiore e la visione del presente secondo una coscienza che tende a rappresentare prima di tutto lo straniamento, l’impossibilità di una logica formale unitaria tra la parola interiore e l’esistenza. Ma, nello stesso tempo e nello stesso linguaggio, ogni affermazione non fa che porre un’identità prioritaria tra la ragione e la parola. Il tempo originario si è dissolto. Qualcosa ha fatto saltare la certezza delle logiche e ha prodotto lacerazioni nel tessuto dell’interiorità fino a lasciare la sola sintassi dell’inquietudine.
Antonio Gagliardi
Il culmine dell’essenzialità è raggiunto là dove nel testo viene concentrata la sentenza che riassume nel modo più icastico il punto d’arrivo dell’itinerario di riflessione. C’è sempre in questa poesia un assoluto distacco fra parole e cose, verso e passione o sensazione.
Giorgio Bárberi Squarotti
La parola, colta nella sua sacralità, tende all’illuminazione folgorante, che scaturisce dalla pulsione di attimi vissuti e vuole cercare e proporre barlumi di verità. La sua primigenia purezza e innocenza è esaltata dalla coincidenza con la misura del verso, isolato nello spazio bianco della pagina, per cui il significante rimanda a un significato segreto e arcano. La ricerca stilistica si appunta sulla raffinata scelta lessicale, sul gioco dei tautogrammi e delle paronomasie, sulla punteggiatura semplificata di un discorso paratattico, da cui deriva una intonazione quasi epigrammatica.
Liana De Luca
La bellezza della poesia di Margherita Ricchiardi consiste nell’essenzialità e nel nitore delle parole, che ricostruiscono, attraverso vibrazioni leggere e pulsazioni alluse, un percorso dell’anima, profondamente scavato nell’indagine intorno all’essere.
Sandro Gros-Pietro