L’antinomia tra dottrina e poesia nella
Divina Commedia, a lungo sostenuta e discussa in un recente passato, sembra, oggi, non raccogliere più consensi. Noti sono gli autorevoli interventi, che hanno consentivo un simile risultato, e ad alcuni di essi facciamo anche cenno nel corso del presente lavoro, che vuole anche essere un contributo alla chiarificazione di un problema nodale della critica dantesca. Ma a questo metodo dil ettura noi ci indirizzammo fin dal nostro primo incontro con il poema divino nella metà del nostro secolo e queste pagine vogliono essere non l’ostentazione di una scelta certamente valida, ma la testimonianza di un’esegesi che, a nostro parere, riesce a cogliere in un giudizio totale e non settoriale le molteplici modulazioni di un’opera complessa.
L’itinerario interpretativo, registrato in questo volume, è stato già punteggiato da analoghi lavori, di cui uno ha preteso di verificare il valore dell’allegoria nel poema dantesco, sempre in linea con l’assunto iniziale.
Una trentennale fedeltà, dunque, a un poeta, del quale abbiamo sempre ammirato l’opera grandiosa e la figura emblematica di cittadino e di intellettuale. Nelle ore liete o tristi della vita abbiamo chiesto e ricevuto dalle pagine immortali del maggior poeta cristiano misura e conforto, ecco perché continueremo a serbargli studio e gratitudine. Siamo lieti che questo culto si possa esprimere in una chiave di lettura, che ci consente l’interpretazione autentica e completa del più grande poema dell’umanità.
P.G., Napoli, gennaio 1983
Ripropongo, dopo un lustro, con alcune aggiunte (
L’esilio in Lunigiana,
L’elogio della libertà,
Preludio al “Paradiso”), la seconda edizione di questo volume (1ª edizione Firenze, Sansoni 1983) che, con itneresse e molta partecipazione, la critica più qualificata ha lungamente e ampiamente discusso.
Le sollecitazioni degli scolari, degli amici e degli studiosi mi hanno indotto a ripresentare questo lavoro, frutto di lunghe meditazioni, con l’intento di accrescere concensi e ammirazione intorno all’opera del divino poeta, massimo esponente della nostra civiltà letteraria.
P.G., Napoli gennaio 1988