EDITORIALE
Fra le possibili chiavi di lettura per entrare nel mondo poetico di Giovanni Pascoli, certo una che dimostra padronanza dell’argomento e sicurezza di scrittura è quella relativa alla presenza del femminile. Infatti le uniche donne identificabili sono la madre e le sorelle, i cui ruoli appaiono spesso intercambiabili. Specie Maria, dopo il matrimonio di Ida considerato dal fratello come un tradimento alla sacralità del “nido” ricostruito, acquista valenza materna: “Io non so se più madre gli sia / la mesta sorella o più figlia”. Bene Di Berardino coglie tutte le sfumature, anche le più ambigue, dei sentimenti del poeta nei confronti delle sorelle, sviluppando, in accordo con gli indirizzi della collana, le tematiche di “sensibilità e sensualità, sensorialità comunque”.
Interessanti appaiono i riferimenti fra le donne e i fiori, in particolare i gigli e le rose, che intrecciano un legame fra l’elemento floreale e quello muliebre, di cui rimarcano la spiritualità ma anche la vocazione alle mansioni casalinghe. Gli occhi, attraverso lo sguardo, assumono spesso una posizione di rilievo, ma sono sempre associati al pianto come sfogo di ricordi dolorosi. Oltre alle figure familiari, con acuta analisi l’autore riesce a individuare nei testi pascoliani altri personaggi femminili, contemporanei o classici, che influiscono sullo svolgimento di una vicenda con i dati della loro personalità.
Andrea Di Berardino conferma la sua vasta competenza letteraria nel rimarcare le correlazioni fra Pascoli e vari scrittori, fra i quali sono privilegiati d’Annunzio e Leopardi, ma anche la poesia stilnovista, Carducci, Ungaretti, Montale, Caproni. La circoscrizione dello spazio non ha permesso all’autore di sviluppare pienamente l’assunto della sua relazione, come si evince facilmente dai passaggi, ma il testo offre felice stimolo per completare la conoscenza del poeta di San Mauro.
Liana De Luca