Il Catalogo degli Scrittori immette nella rete Internet l’immagine degli Autori italiani di Letteratura.

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Mirko Servetti

Mirko Servetti, di famiglia ligure-piemontese, nasce ad Alassio nel 1953 e vive ad Imperia.
Esordisce nella seconda metà degli anni ’70 con poesie, interventi critici e di opinione sulle pagine della rivista Alla bottega. Risale a quegli anni l’incontro con Teresio Zaninetti; l’intensa frequentazione “crea” il primo libro di poesie scritto in collaborazione, Frammenti in fuga, edito nel 1981 da Lalli Editore. A quella pubblicazione seguono contatti e collaborazioni con svariati periodici di letteratura. Intanto collabora assiduamente a Logos, la rivista fondata all’inizio degli anni ’80 da Zaninetti, per allontanarsene polemicamente molti anni dopo.
A metà di quel decennio inizia un’ininterrotta corrispondenza con Giorgio Bárberi Squarotti, da lui considerato mentore e preziosa guida, il quale si esprime favorevolmente nei riguardi del secondo volume di versi, Quasi sicuramente un’ombra, apparso nel 1984 per l’editrice Forum/Quinta Generazione. Nello stesso periodo lavora al poema Canti tolemaici di cui il primo volume viene pubblicato nel 1989 da Edizioni Tracce con il sottotitolo degli scherzosi proemi.
Si interessa anche, sebbene sporadicamente, alla poesia verbo-sonora partecipando a due antologie in tape pubblicate da Offerta speciale e da Tam-Tam, intitolate rispettivamente Paté de voix (1982) e Baobab (1986).
Canti tolemaici suscita, intanto, i commenti positivi di illustri “addetti ai lavori” tra i quali, Paolo Ruffilli, Maria Grazia Lenisa, Antonio Spagnuolo, Giò Ferri; quest’ultimo ne firma peraltro la prefazione. Nel frattempo inizia un lungo rapporto di amicizia e collaborazione con il filosofo e saggista Alessandro Raffi.
È del 1993, con prefazione di Maria Grazia Lenisa, l’edizione del secondo volume di Canti tolemaici (sottotitolo le rifrazioni asimmetriche) per i tipi di Bastogi Editrice.
Nel ’97, sempre per Bastogi, esce la raccolta di sonetti L’amor fluido, con prefazione di Giorgio Bárberi Squarotti. Si allargano e si intensificano i contatti con i migliori periodici letterari. Collabora, col gruppo toscano di ricerche intermediali Eliogabalo, alla realizzazione di un cortometraggio sperimentale dal titolo Ciack… la prima!, girato presso un centro psichiatrico e di cui cura la regia.
Nel 2004 è pubblicato il secondo volume di sonetti, Quotidiane seduzioni, edito da Edizioni del Leone. Quest’ultimo si aggiudica, nello stesso anno, il Premio Internazionale di Poesia Nuove Lettere ed è finalista al Premio Rhegium Julii per la poesia edita.
Mirko Servetti è inoltre presente in varie antologie di poesia contemporanea.
Conduce vita assai appartata e rarissime sono, per scelta, le sue apparizioni a pubbliche letture ed incontri.


[…] “L’itinerario di scrittura che caratterizza l’opera di Mirko Servetti – scrive Alessandro Raffi nella postfazione – dagli esordi beat di Quasi sicuramente un’ombra (1984), passando attraverso le sperimentazioni neoavanguardistiche dei Canti Tolemaici (1989), fino all’attuale stagione neoclassica… appare contrassegnato da una linea di coerenza assai vigorosa… Viene quasi da pensare ad una sorta di ricerca metafisica, nel senso della corrente pittorica del Novecento”. Fermo restando che il problema sollevato dal prefatore di un orientamento “metafisico” del poeta ligure appare senz’altro destituito di fondamento critico (e qui si dovrebbe aprire un discorso sulle fondamenta metafisiche di tutta la grande poesia europea del Novecento) in quanto andrebbe precisato e provato testualmente il senso e la portata della ricerca metafisica perseguita da Servetti, tuttavia dietro la levigata superficie dei versi di Quotidiane seduzioni, traspare la cogenza impressa dallo stile neoclassico del poeta, la vigile coscienza che il neoclassicismo mostrato in pompa magna sia in realtà lo specchio per le allodole per i critici intonsi: il severissimo impianto stilistico denota, senza indugio, il sospetto e il dispregio dell’autore verso ogni problema di stile per lo stile, verso ogni fede nello stile che viene a degradarsi in assunzione di una forma servile. Servetti, il maestro di stile, giunge alla drastica conclusione che lo stile è servente in quanto sottoposto alla cogenza di una legislazione immanente, e quindi prodotto di reificazione. Servetti è forse uno dei pochissimi poeti a me noti che giunge alla conclusione che il bello stile, anche lo stile più rarefatto, è anche il prodotto della barbarie della cultura che quello stile legittima e finanzia. […]

Giorgio Linguaglossa, recensione a Quotidiane seduzioni su Poiesis, n. 30-31, 2004-2005

 








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