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Marilla Battilana

Marilla Battilana già docente di anglistica a Ca’ Foscari e poi di letteratura americana all’Università di Padova, è autrice di svariati saggi brevi o in volume, in particolare su Henry James, sulla narrativa americana del Novecento, su Ezra Pound.
In ambito poetico: L’erba rompe le pietre, Rebellato, 1960; Valore Zero Valore, Eu Arte, Padova, 1968; inoltre, telefonare al boss, post-fazione di Giorgio Bárberi Squarotti, 1979; Occhiodiamante, prefato da una lettera di Mario Luzi, 1989 per i tipi di Campanotto, Udine e La corona d’oro e altre pagine, Antonio Facchin editore, Roma 2002. Con Campanotto ha pubblicato anche due cartelle di poesia visiva: Yo, el Rey (sei serigrafie in sessanta esemplari, prefazione di Marco Vailati, 1982, e la più recente, U.S.A. (otto litografie in cento esemplari, 2001), nonché le sue pagine di narratrice: Racconti d’America e d’Italia, 1991, e il romanzo breve Viaggio a St. Louis, 1994, per i quali ha avuto ottimi consensi. Collaboratrice di riviste, fra cui Il Caffè, Roma, Poesia, Milano, Vernice, Torino, Forum italicum, New York.
Lasciata la cattedra di Padova nel 1996, si dedica a pittura e poesia visiva, da lei coltivate fin dagli anni ’60.
Poeta di confluenza e d’incontro è la Battilana, in quanto coltiva in sé (e nelle sue pagine) la tradizione nostrana di visione e di sogno, d’interiorità e di liricità, ma d’altro canto è maestra nell’impostare la narrazione su elementi connotativi e denotativi del reale e nell’esternazione e nella reificazione dell’io narrante, proiettato sugli elementi della realtà e dell’ambiente, non senza ironia e umorismo. La sua poesia è sempre una memoria della vita personale riflessa a specchio nella letteratura universale: è una declinazione delle forme autobiografiche negli etimi invariabili da cui tutto ha scaturigine. C’è, in tutto ciò, un postulato di assoluto o quanto meno di oltranza o di resistenza metastorica, che è già sicuro vestibolo del metafisico.

 




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