Il Catalogo degli Scrittori immette nella rete Internet l’immagine degli Autori italiani di Letteratura.

Per ogni Autore, viene redatta una scheda biobibliografica contenente le informazioni essenziali per delineare i caratteri e l’estensione della Sua opera, nonché gli eventi professionali più rimarchevoli della Sua vita. Il sito Internet prevede anche, per ogni autore la riproduzione della copertina di un Suo libro.

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Vincenzo Ananìa

Vincenzo Ananìa, di padre siciliano e madre pugliese, vive e lavora a Roma, dove ha svolto la professione di magistrato. Appassionato cultore dell’arte poetica, ha organizzato diverse rassegne nazionali di poeti presso case editrici e riviste di poesia. È direttore ed editore del quadrimestrale di poesia internazionale Pagine. In collaborazione con un gruppo di reclusi nelle carceri di Rebibbia, ha anche promosso tre concorsi di poesia scritta da detenuti (la terza con estensione a tutte le carceri d’Europa) e ha curato la pubblicazione – con il patrocinio della Provincia di Roma – di tre volumi contenenti le poesie premiate. Suoi testi poetici sono comparsi su antologie e riviste come Arsenale, Nuovi Argomenti, L’ozio, L’immaginazione, Galleria, Gradiva, Tempo Presente. Nel 1992 la sua raccolta di liriche intitolata Nell’arco (Crocetti Editore) ha conseguito il “Premio Alfonso Gatto” (Salerno 1993). Per l’editore Loggia de’ Lanzi di Firenze ha pubblicato nel 1999 la silloge Le ali di Darwin, che raccoglie componimenti del quinquennio 1993-1998.
Franco Loi, nel considerare i diversi aspetti e temi che emergono da queste poesie, scorge in esse una malinconia di fondo che “non è «un nero della bile», è una sottile vena di rimpianto, quasi il contrappunto della meraviglia”. Essa sembra, cioè, essere una malinconia di segno positivo: “Ritengo – scrive Loi – che il vero nutrimento di questi versi, spesso commoventi nella loro scoperta nostalgia, siano la ricerca e la speranza […] Anche nei momenti più crudeli o irrecuperabili della sua conversazione con l’esistenza, il poeta sembra sorretto da una fede, forse non sempre consapevole, nell’eternità e, perfino, nell’inconsistenza del male”.

 



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