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Silvia Marzano

Silvia Marzano è nata a Poirino. Allieva del filosofo esistenzialista Luigi Pareyson, si è laureata in filosofia teoretica nel 1968 con una tesi su Verità e comunicazione in Karl Jaspers. Ha svolto attività accademica presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Torino, docente associata in ermeneutica filosofica fino al 1996. I suoi interessi riguardano l’esistenza, la cifra, la metafora (Jaspers, Ricoeur, corso su La metafora viva), il limite, l’alterità (corsi su Derrida, La scrittura e la differenza, e su Lévinas) e in genere la discussione filosofica sul sublime di Kant e sul rapporto tra la mistica e la parola.
Tra le pubblicazioni piú significative: Aspetti kantiani del pensiero di Jaspers (Milano, Mursia 1974), Il sublime nell’ermeneutica di Luigi Pareyson (Torino, Rosenberg 1994), Jaspers, Lévinas e il pensiero della differenza. Confronti con Derrida, Vattimo, Lyotard (Torino, Zamorani 1999). Collabora all’“Annuario filosofico” (fra gli altri scritti: Jaspers, lo Pseudo-Dionigi e il sublime di Kant, 1986; Ricoeur e Jaspers, 1993; Studi su passo (pas), limite, estetica, oltrepassamento, 2001; Vaihinger, Ricoeur, Lévinas, 2005) e a “Filosofia” con articoli (Jaspers su Heidegger, 1980) e recensioni. Ha partecipato a numerosi volumi collettanei fra i quali Romanticismo, esistenzialismo, Ontologia della libertà (Milano, Mursia 1979) e Filosofia, esistenza, comunicazione in Karl Jaspers a cura di D. Di Cesare e G. Cantillo (Napoli, Loffredo 2002).
La sua scrittura poetica inizia dal 1979 quando le parole – prima solo brevi cristallizzazioni – si sono improvvisamente condensate in forma.
Nel 2001 esce la raccolta-poemetto Anemoni bianchi, prefazione di Sandro Gros-Pietro, presso Genesi Editrice. Si apre una riflessione, presente anche negli Studi su passo (pas), limite…, sul nesso possibile/impossibile fra una “scrittura altra” – un “altrove” che derridianamente si è già sempre tracciato in figure poetiche – e l’estetica della formatività di Pareyson, per il quale l’“opera è la persona dell’artista fattasi tutta oggetto materiale, fisico, esistente” sí che il suo modo di formare è “quell’unico che può avere chi vive, sente, pensa in quel modo”.
Nel 2007, sempre presso Genesi, pubblica la raccolta Arcani di-segni.

Le mie poesie sono cenni, parole evanescenti nel senso del “passare”, di uno sfumarsi che r-invia a un “altrove”. Sono sí forme, “fare”, con termine greco poiesis, ma forme aperte perché in rapporto a un oltre. Anzitutto sono ascolto di ciò che ci sta alle spalle, in questo senso sono il contraccolpo dell’urto in un limite, in un paradosso. Ascolto di un Dire originario come tale inesprimibile se non come ritmo che per ciascuno è il suo, eco di una voce che viene dal silenzio. Ritmo, melodia, ri-sonanza con cui il poeta dice .
… C’è il tempo infinito delle generazioni che si susseguono e il trasfigurarsi delle cose e dei contorni del mondo; c’è in Anemoni bianchi l’eternizzazione dell’amore, il sogno che nasce dal cuore. L’interiorità non è intimismo irrazionalistico: è certo emozione ma anche il fuoco di ciò che sta dietro di noi e, in un nesso fra amore-mistica-poesia, la scintilla animae dei mistici.

Silvia Marzano
Dal convegno Nostalgia dell’Eterno, Torino 2003

 





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