Pier Franco Quaglieni 
Liberali puri e duri. Pannunzio e la sua eredità
anno: 2009
pagine: 280
prezzo: € 18
ISBN: 978-88-7414-121-0

SCHEDA DELL'AUTORE
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C’è stata una tendenza a considerare Mario Pannunzio un radicale. È vero che egli fu uno dei fondatori del primo partito radicale nel 1955, ma è altrettanto vero che nel 1962 si dimise da quel partito che sotto la guida di Marco Pannella prese tutt’altro orientamento.
Un’altra tendenza è stata quella di considerare il quotidiano “La Repubblica” una sorta di erede del “Mondo” di Pannunzio, malgrado molti autorevoli collaboratori del “Mondo” pannunziano avessero scelto di scrivere su “Il Giornale”.
Un terzo equivoco da chiarire è stato provocato da storici improvvisati che confondono Pannunzio con l’Azionismo, che invece ha poco o nulla da spartire con lui che fu e rimase intransigentemente anticomunista.
È stata poco evidenziata invece la matrice schiettamente liberale di Pannunzio e la sua coerenza che portò uno dei collaboratori più autorevoli del “Mondo”, Francesco Compagna, a definire Pannunzio “un liberale puro e duro”.
Il liberalismo di Pannunzio aveva radici profonde che si ritrovano nel saggio Le passioni di Tocqueville, scritto da Pannunzio nel 1943. Pannunzio fondò, prima del “Mondo”, il quotidiano “Risorgimento Liberale” che diresse dal 1944 al 1947. Su quel giornale scrisse molti editoriali che consentono di farci capire il suo liberalismo.
In anni difficilissimi Pannunzio non esitò a chiedere la fine dei governi espressione del Cln, il ripristino della legalità al Nord dopo il 25 aprile 1945, denunciando con pari coraggio il dramma delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata, dei prigionieri italiani in Russia. Il suo anticomunismo fu pari al suo antifascismo.
“Il Mondo” fu il suo capolavoro giornalistico. Le migliori firme della cultura liberaldemocratica e socialista liberale si raccolsero attorno a quel settimanale, aperto alla collaborazione di molti, ma capace di essere intransigente su alcuni principi e valori irrinunciabili. Ha osservato Nicola Matteucci che “Il Mondo ha rappresentato la coscienza liberale dei problemi del nostro tempo”.
Anche se i risultati delle battaglie del “Mondo” non apparvero subito, essi si videro molti anni dopo quando i temi impostati dal settimanale riemersero, rivelandosi anticipatori di una cultura senza certezze dogmatiche. Quella cultura – scrisse Norberto Bobbio alla fine degli anni ’80 – “è più di casa in Italia che trent’anni fa. La cultura che sembrava di pietra dura, come il marxismo, è piena di crepe”.
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