Antonella Montalbano 
L'amore, più forte della morte (Dio solo basta)
anno: 2010
pagine: 112
prefazione: dell'autrice. Presentazione di Sandro Gros-Pietro
prezzo: € 12
ISBN: 978-88-7414-224-8

SCHEDA DELL'AUTORE
LASCIA UN COMMENTO

PRESENTAZIONE


La poesia di Antonella Montalbano è religiosa, con una vocazione mistica e confessionale, che porta l’autrice a vivere e a interpretare il mistero della fede come viaggio di conoscenza e di amore rivolto a Dio, meta esaustiva dell’intero valore della vita – Dio solo basta, è l’epilogo del libro – che è fonte di immensa pietà e vicinanza rivolta a tutti gli uomini. La centralità della fede come fuoco ardente del pensiero religioso rende l’opera di Montalbano nel contempo sia più vasta sia più specifica. Diviene più vasta perché supera i contorni storicizzati che relativizzano le poetiche nel contesto in cui sono state concepite. Infatti, non si può storicizzare il mistero della fede. La fede attraversa i secoli della storia umana come un raggio di luce passa per un vetro limpido: quale che sia il contesto storico, la fede è luce interiore all’animo umano che si alimenta da sé e che non chiede riscontri alla storia e all’ambiente circostante. Ne deriva che un’opera di autentica poesia religiosa non decade mai nella sua autonoma ideazione, tutt’al più potrà invecchiare la forma verbale con cui è espressa, i singoli vocaboli o la paratassi delle proposizioni impiegate, ma non certo i concetti che vi sono sviluppati, i percorsi della mente, il vento dell’anima che vivifica le parole. La poesia religiosa è sempre eterna, perché sempre uguale a se stesso è il bisogno di Dio nell’uomo. Ma è anche vero che la poesia religiosa diviene genere letterario specifico che può essere valorizzato appieno non da tutti. Dice Martin Heidegger che solo un uomo religioso può comprendere i fondamenti della vita religiosa. Vi è quindi un carattere di doppia valenza nella poesia religiosa: per un lato è universale, perché prescinde da ogni storicizzazione; per l’altro lato è specialistica, perché si rivolge principalmente agli uomini pii, cioè a coloro che nutrono un sentimento di amoroso legame con il divino, mentre è sostanzialmente sottovalutata se non derisa dai laici, che non riescono a comprenderne neppure da lontano il valore rasserenante e il portato di autentica gioia che può suscitare nel cuore. Al centro del problema religioso, come giustamente sottolinea Nicolas Gomes Dávila, c’è sempre e soltanto la corrosività del dubbio sulla fede, ma con un’abissale differenza data dal fatto che il credente sa come si dubita, mentre il miscredente non sa come si crede. Chi non ha fede, non sa come orientarsi nel mistero della fede: è solo capace ad avere i dubbi. Chi ha fede, sa come orientarsi nel mistero ed è altresì capace ad affrontare i dubbi della ragione.
Una mente laica legge la poesia religiosa come se fosse un messaggio riverberato nel mondo materiale, ne analizza il costrutto razionalmente, ne esamina il linguaggio, pensa che dio sia per la mente umana nient’altro che un ente filosofico, definito da una rielaborazione teorica e astratta delle cose che ci circondano, come si potrebbe dire di una tesi scientifica o filosofica, come fosse l’ipostasi o qualcosa di simile. In poche parole, una mente laica fraintende in modo totale il messaggio religioso, perché non condivide la natura misterica su cui esso poggia. In modo che, per un laico, la poesia religiosa che parla di dio è in tutto paragonabile a quella che ci parla del gatto di casa o della persona amata: si tratta di discuterne le forme e i contenuti, sarà un semplice esercizio di applicazione letteraria. Per un uomo pio la poesia religiosa, invece, è la suprema visione di completezza e annullamento della sua condizione di essere vivente, nell’immedesimazione con Dio: è la vita espressa nella sua epifania universale e suprema; è la condizione non ausiliaria ma primaria del verbo essere, di fronte alla quale i problemi di linguaggio, di semantica, di ricchezza espressiva, di bellezza delle forme degradano in funzione di una dipendenza infinitesimale di cui fa poco conto calcolare il peso. La differenza tra l’impostazione laica e quella religiosa, come ognuno bene vede, non è dunque poca cosa, al punto che non si dovrà mai chiedere a un astemio di valutare un calice di buon vino così come non si dovrà mai chiedere a un laico di valutare la poesia religiosa: inevitabilmente non avrà il palato giusto per assaporarne i delicati profumi e sapori che la coppa esala. “Ho l’animo / inondato / da un fiume di parole / che, all’improvviso, / irrompe / dirompendosi”, dice la poetessa”, parlandoci del Novecento, cioè della secolarizzazione della sua vita, cioè di quella intima condizione del vivere che è agganciata alle vicende della materia di cui ella è parte. Sono molto frequenti e sempre delicate per grazia e incantamento le finestre aperte sulla vita mondana, da parte della poetessa: attimi di stupore – e sovente anche di dolore compassione smarrimento – in cui la vita irrompe / dirompe nel quotidiano con la forza del fiume che esonda dall’alveo e tutto travolge e avvolge di sé e con sé. Sono i pianti per le morti di mafia di Falcone e Borsellino nel 1992. Sono le evocazioni di quel terribile 8 marzo 1908 in cui trovarono la morte le 129 donne dello stabilimento newjorchese della Cotton, arse vive nella fabbrica data alle fiamme dal proprietario, e divenuta in seguito la data scelta come simbolo del riscatto e della ribellione femminile alla violenza degli uomini. Sono i “cumuli di nuvole” dietro cui si perdevano i sogni dell’amato padre, “taciturno e infante”. È anche il momento in cui “giungevi Karol in cima alla salita”, cioè il tempo dell’ultima fatica terrena del pontefice polacco che invocava il 2 aprile 2005, in corrispondenza della Pasqua, la ricongiunzione col Padre Celeste. In tutte queste evocazioni, la vita appare come un inutile travaglio che tormenta la poetessa con le pene e le ingiustizie di cui ella è testimone e, in molti casi, anche la vittima. Tuttavia, la somma di queste visioni e rammemorazioni, di cui si è citato qualche esempio, anche se riunite in un solo mosaico composito, non riescono a dare giustificazione alla vita che continua ad apparire un inutile travaglio, senza capo né coda. La poetessa, dunque, ci dice che la vita non trova nei fatti della vita appagamento e giustificazione per sé stessa. L’epifania si manifesterà solo con la visione del divino che invade la vita e ne diventa la piena e suprema espressione. Allora, Dio solo basta a colmare l’inutile travaglio e a darne un pieno conto. Ed è questo il tema svolto nella terza sezione del libro, che si apre a un canto solare di speranza e di gioia: “Rifiorisce il mio sorriso nel deserto orante / dopo aver consumato la Parola per giorni e giorni”. Il canto si ricongiunge, allora, alle espressioni elaborate nella prima sezione del libro, Più forte della morte, che aveva dato il timbro di definizione al concetto di amore, forza divina del profondo, che poi gli eventi della vita fanno smarrire e che può riaffiorare solo se si ha la capacità di sapersi orientare a traguardare i fenomeni episodici del quotidiano e si cerca la luce nella profondità del rapporto religioso con Dio: “Oh quanto soave è il tuo amore, ora! / Come prezioso unguento / sai posarti sulle ferite aperte / di ogni mia fallita relazione / anche con Te”.
Il linguaggio poetico usato da Antonella Montalbano elegge i suoi ascendenti nei modelli classici del Novecento italiano, in Montale, Quasimodo e specialmente in Ungaretti: di questi tre maestri assoluti del dire poetico non è difficile trovare nei versi della poetessa di Sciacca gli omaggi affettivi e le eco stilistiche. Nelle forme discorsive e nella dialettica con Dio, la Montalbano sembra avvicinarsi per un lato all’esaltazione tipica dei grandi mistici come Juan de la Cruz o William Blake, ma d’altro canto fa ricordare da vicino la confessione fitta, fino ad adombrare il chiacchiericcio contestativo e paritario, intessuto dal poeta con Dio, che ha caratterizzato la poesia di David Maria Turoldo. Bastano questi pochi riferimenti per sottolineare che la poesia di Montalbano assume il valore di un messaggio denso di significati profondi, elaborato nella coscienza e nella conoscenza della storia letteraria passata e presente.

Sandro Gros-Pietro

CERCA:     
  autore   titolo   anno   pagine   prezzo  
 

Cristina Polliano  

 

A cavallo di una pinna

 

2010

 

pp. 212

 

€ 12  

 
 

Pascal S.  

 

Amnesia d’amore. L’ombra del passato

 

2010

 

pp. 320

 

€ 18  

 
 

Franco Zoja  

 

Essenzialità delle parole

 

2010

 

pp. 72

 

€ 8  

 
 

Angela Donna  

 

gatta donata e i suoi fratelli

 

2010

 

pp. 88

 

€ 12  

 
 

Giovanni Barricelli  

 

La novazione poetica del mondo

 

2010

 

pp. 456

 

€ 35  

 
 

Clara Serra  

 

Di bronzo e fiamma

 

2010

 

pp. 88

 

€ 12  

 
 

Antonella Montalbano  

 

L'amore, più forte della morte (Dio solo basta)

 

2010

 

pp. 112

 

€ 12  

 
 

Massimo Orlati  

 

Una scuola di ricordi

 

2010

 

pp. 112

 

€ 13  

 
 

Paolo Merenda  

 

Le occasioni perdute

 

2009

 

pp. 104

 

€ 10  

 
 

Fabrizio Caramagna  

 

Contagocce. 69 aforismi

 

2009

 

pp. 80

 

€ 8,5  

 
 
  autore   titolo   anno   pagine   prezzo  
   
Genesi Editrice sas    P. Iva / C.F. 03058280011   Via Nuoro 3 - 10137 Torino