Raffaele Cecconi, nato a Zara nel 1930, poeta, scrittore e saggista, vive a Venezia.
Ha pubblicato diverse opere letterarie, tra le quali L’uomo curvo, 1959; Pettegolezzi d’attualità, 1969; L’Italia degli impegnati, 1969; Ofelia, 1970; Una vita ladra, 1971; Calore, 1971; Confessioni al figlio, 1976; Un culo così, 1979; Il sorriso che morde, 1980; Viaggio in canoa, 1980; Ora che invecchio, 1989; Dio è un buffone?, 1991; D… come dalmata, 1998; Ciò che ho visto girando il mondo, 1999; I pensieri che contano, 2000; Trentatré misteriosi eventi, 2002; La Signora X, 2004; Il venditore di giardini.
Tra i vari riconoscimenti ricevuti sono da segnalare: 1965, premio “Torino” per il volume di poesie Da un mare all’altro e premio “Giuseppe Villaroel”; 1966, premio “Prove Rapallo” per il romanzo La Corsara; 1972, premio “Jesolo” per il racconto inedito La corriera della neve e premio “Stradanova” per un saggio sull’epigramma; 1978, premio “Camposampiero” per la poesia religiosa; 1979, premio “Plusart” per la poesia nelle Tre Venezie. Finalista al premio “Viareggio”, al “Lerici-Pea”, al premio “Gatti”.
Intorno all’opera di Cecconi hanno scritto Tullio Crali: “Hai fatto qualcosa che mai avevo letto e che avrei voluto scrivere io”; R. Damiani: “La sua stravaganza nasconde spesso un’intelligenza che può persino turbare. Cecconi non cerca sentenze ma promemoria, secche note per una strategia di sopravvivenza intellettuale. Sono battute di un solista. E la stessa libertà rivendicata da Cecconi si ricollega al rispetto di un’educazione letteraria che ormai pochi sono disposti ad osservare”; Federico Fellini: “Ho aperto il suo libro di poesie sfogliandolo all’inizio con quel senso di estraneità e di vaga diffidenza che si ha sempre nei confronti di poeti che non si conoscono, ma poi sono stato toccato da un verso, da un’immagine, dalla musica, dal sentimento, e le ho lette tutte con trasporto crescente sentendo con gratitudine di trovarmi dinanzi ad un vero poeta”; Giuliano Manacorda: “Il suo lavoro mi pare condotto con così rigorose e insieme popolari argomentazioni da costituire un vademecum prezioso per la vita e per la poesia. Lei è davvero uno degli scrittori dalla carriera più strana in cui mi sia imbattuto”; Geno Pampaloni: “Il suo libro – ad eccezione delle migliaia che ricevo – lo conserverò”; Giuseppe Pontiggia: “Le poesie di Cecconi sono ironiche a volte, ricche di amare e sorridenti provocazioni. E, a dispetto del titolo, animate da una singolare gioventù interiore”; G. Prezzolini: “Leggendo il suo volume mi sono accorto che ci sono cose molto buone nel loro genere, meritevoli sempre se non altro perché lei va per la sua corrente e s’infischia degli altri. Mi dispiace di non averlo letto prima”; Andrea Zanzotto: “Anche se la sua esperienza è per più di un aspetto lontana dalla mia, trovo che questa sua opera è ricca di autenticità, è solida e merita senz’altro quella diffusione e quell’ascolto che va alla poesia vera”.
Tra le altre testimonianze quelle di Pietro Annigoni, Giorgio Bárberi Squarotti, Carlo Betocchi, Italo Calvino, Giorgio Caproni, Luigi Dallapiccola, Carlo della Corte, Gillo Dorfles, Aldo Duro, Ugo Fasolo, Claudio Magris, Giacomo Manzù, Carlo Maria Martini, Zivko Nizic´, Anders Oesterling, Aldo Palazzeschi, Fausto Pirandello, Giovanni Raboni, Vittorio Sereni, Giani Stuparich, Fulvio Tomizza, Diego Valeri, Giorgio Vigolo e Dragos Vranceanu.
Collabora saltuariamente a riviste tra cui La Fiera Letteraria, Prospetti, Quinta generazione, Prove, Controcampo, L’Osservatore politico letterario, Arenaria, Talento, Vernice, Punto di Vista.
Sue poesie sono state tradotte in inglese e in arabo. |
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