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 HA PUBBLICATO PER GENESI

Dal fondo del tempio - 1999

La scena del mondo - 1994

Il sogno e l’epica - 1993

La scrittura verso il nulla: d’Annunzio - 1992

In nome di Beatrice e altre voci. Dalla Vita nuova alla Commedia - 1992

L’Ombra di Argo - 1992

In un altro regno - 1990

Dalla bocca della balena - 1986

Giorgio Bárberi Squarotti

Allievo di Giovanni Getto, Giorgio Bárberi Squarotti gli è succeduto nell’insegnamento di Letteratura Italiana nell’Università di Torino, città dove è nato nel 1929 e dove attualmente lavora, come direttore della sezione lessicografica, al Grande Dizionario della Lingua Italiana e ad una Storia della Letteratura Italiana, per conto della Utet.
Vastissima è la sua produzione di carattere critico, della quale ricordiamo: Astrazione e realtà (1960), Metodo Stile Storia (1962), Poesia e narrativa del secondo dopoguerra (1963), Simboli e struttura dello stile del Pascoli (1967), La forma “tragica” del “Principe” e altri studi sul Machiavelli (1966), La narrativa italiana del dopoguerra (1966), Camillo Sbarbaro (1968), Il gesto improbabile. Da tre saggi su Gabriele D’Annunzio (1971), L’artificio dell’eternità (1972), Gli inferi e il labirinto da Pascoli a Montale (1974), Poesia e ideologia borghese (1976), Poesia e narrativa del secondo Novecento (1978), Il potere della parola (1984).
Tra i suoi libri di poesia ricordiamo: La voce roca (1960), La declamazione onesta (1965), Labirinto d’amore (1973), Il velo (1975), Finzione e dolore (1977), Notizie della vita (1977), Il marinaio del Mar Nero e altre poesie (1980), Ritratto d’intellettuale (1981), La donna delle Langhe e altri fantasmi (1982), Visioni e altro (1983), Da Gerico (1984), Dalla bocca della balena (1986), Un altro libro (1988), In un altro regno (1990), La scena del mondo (1994), In vista del porto (1997), Dal fondo del tempio (1999). Ha scritto Silvio Ramat nella sua prefazione a Le maschere invarianti, un’antologia pubblicata dalla Casa Editrice Genesi di Torino nel maggio 1992 e contenente parecchi testi poetici di Bárberi, che c’è in lui “il piacere della scrittura e insieme il senso della sua connaturata inadeguatezza; l’impagabile lampeggiamento dell’“occasione” ma anche la sua irriferibilità a un cosmo che l’armonizzi e la plachi…”, oltre ad “una castità essenziale del conoscere” ed “una sobrietà del sognare”. Sono, queste, osservazioni che gettano molta luce sul notevolissimo lavoro compiuto negli anni dallo Squarotti poeta.

 

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