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 HA PUBBLICATO PER GENESI

L’ultimo respiro di Cesare - 2006

Preghiera a Manitou di Cane Pazzo - 2001

Il pesce di Ishikawa - 1998

Rossano Onano

Nasce a Cavriago nel 1944, si laurea in medicina a Milano, vive a Reggio Emilia ove esercita la professione di medico specialista psichiatra. L’esordio in poesia risale a Gli umani accampamenti, 1985; L’incombenza individuale, 1987; Dolci velenosissime spezie, 1989; Inventario del motociclista in partenza per la Parigi-Dakar, 1990; Rosmunda, Elmichi, altri personaggi di Evo Medio, 1991; Viaggio a Terranova con neri cani d’acqua, 1992; Le ancora chiuse figlie marinaie, 1994; La trasmigrazione atlantica degli schiavi, 1995; Il senso romanico della misura, 1996; Preghiera a Manitou di Cane Pazzo, 2001; Appunti ragionati di prossemica, 2002. Nel 1998 ha pubblicato la raccolta di saggi critici intitolata Il pesce di Ishikawa seguito nel 2006 da L’ultimo respiro di Cesare. È inserito nell’almanacco paredro XX secolo/anno 2006 intitolato Un secolo in un anno. Ha ottenuto numerosi riscontri premiali per la sua attività e ha partecipato a convegni di poesia. Mantiene un’ampia collaborazione e un’attiva presenza con le riviste di poesia, tra le quali anche Vernice. L’accostamento di Rossano Onano alla poesia interviene come fosse l’approdo non casuale del suo viaggio di ricerca intorno alla psiche dell’uomo. Si manifesta come viaggio à rebours, cioè un percorso che partendo dalla ricognizione intorno alla psiche umana punta a risalire ad una agnizione del linguaggio poetico. Onano realizza l’esatto sovvertimento della teoria classica, che, appunto, parte dalla definizione di linguaggio per arrivare alla rappresentazione della psiche. Da questo rovesciamento nasce quel gusto del contrario, della negazione, dell’antifrasi che tanta parte ha nella costruzione dell’ironia di Onano. L’ironia è il vero viaggio al termine della notte di Onano: l’ironia è la distruzione garbata e la messa in stato di accusa di ogni facile conquista della conoscenza. Solo la poesia — ossia l’unica voce di giullare tollerata al convivio dei sapienti — può edificare questa forma di sopra-sapienza-orfica che è l’ironia, nella speranza che Dio ami ridere.
“La poesia di Onano si articola – afferma Maria Grazia Lenisa – su due registri formali: quello breve che cattura ironizzati barbagli lirici, quello disteso più in una specie di recitativo che di racconto, commentato in parentesi alla maniera dei prosimetra”. Poesia colta comunque che richiede un’attenta lettura e che Onano sa condurre con originale ritmo di prosa lirica coerentemente alle intense riflessioni esistenziali.
In La trasmigrazione atlantica degli schiavi “il tema della guerra – che acquisisce un evidente valore simbolico riverberando l’individuale guerra quotidiana – è trattato intelligentemente con arduo equilibrio di contenuti e di linguaggio tra ironia e cinismo” (Michele Miano).
In Il senso romanico della misura “il tono colloquiale e discorsivo, la propensione al racconto e alla descrizione si amalgamano con una cura quasi virtuosistica della forma, con l’uso del lessico a tratti ricercato e perfino prezioso tipico dello stile sublime a tratti denotativo ma intrinsecamente minaccioso del gergo medico, e soprattutto con una fantasia sfrenata. Ne esce una poesia che guarda in più direzioni (verso la grazia della tradizione italiana, quella però meno misurata e fresca e più costruita e cerebrale; verso la trasgressione e l’irriverenza colta dell’avanguardia; verso un orfismo di facciata più che di sostanza, con cui Onano condivide la complessità e la passione per il mito), senza appartenere però a nessuna di esse. Una poesia che, contraddistinta da un tratto surreale e prodotta da un’ironia e da un’immaginazione intellettuale e ragionata più che spontanea ed infantile, non ha da noi molti precedenti con cui confrontarsi” (Giancarlo Baroni).

 

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